Natalia Aspesi / IL RISCATTO di Mrs ROBINSON

mrs robinson

Come tante mogli dell’ età vittoriana, anche Isabella Robinson era disperata, prigioniera della sua inutilità e di un matrimonio degradato, non amata e ansiosa d’ amore. Per trovare sollievo alla sua inquietudine, si era rivolta a George Combe, pioniere della frenologia in Inghilterra che, tastandole il cranio, l’ aveva informata che, come il principino di Galles, 9 anni, anche lei aveva molto estesa la zona dell’ Amatività, cioè dell’ amore sensuale, anomalia resa più preoccupante dalla piccolezza della zona della Venerazione: il che la rendeva indifferente alla legge, alla religione e alla morale.

Solo al suo diario segreto la signora confidava i suoi desideri erotici, i suoi innamoramenti, la sua depressione: e quel diario finì nella mani del marito, Henry Robinson, ingegnere civile di alterna fortuna, che aveva sposato Isabella, vedova con un figlio, per il suo denaro, senza rivelarle di avere già due figlie dalla sua amante; tutti quei quaderni erano la prova vergognosa di un adulterio che macchiava il suo onore di gentiluomo, la cui mascalzonaggine verso la moglie, diventata madre di suoi due figli, non aveva alcun peso né legale né sociale. Per sua fortuna si era appena costituito un apposito tribunale per i divorzi, (in Italia 112 anni dopo) che prima potevano essere accordati solo da un decreto parlamentare, con tempi e costi pazzeschi: una delle ultime persone ad averlo ottenuto, dopo anni di attesa e umilianti ispezioni corporali, era stata Effie Grey, ancora vergine dopo sette anni di matrimonio col celebre critico d’ arte Ruskin, diventata poi moglie prolifica del pittore preraffaellita Millais. Con il nuovo tribunale il divorzio era più accessibile, dentro i confini della morale vittoriana. E per esempio nel giugno del 1858, negli stessi giorni in cui iniziava la causa di divorzio intentata dall’ ingegner Robinson contro la moglie accusata di adulterio, lo stesso tribunale aveva concesso alla signora Fanny Curtis la separazione dal marito, violento soprattutto coi figli, ma non la custodia degli stessi; perché il bene dei bambini non poteva mettere in discussione l’ autorità paterna, pilastro fondamentale della società, e perché «per quanto il marito possa essere crudele o duro, questo non giustifica in una moglie la mancanza della dovuta sottomissione a lui, come è suo dovere secondo la legge di Dio e la legge degli uomini».

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La rovina di Mrs Robinson di Kate Summerscale, eminente studiosa del periodo vittoriano (qui tradotta da Ada Arduini: Einaudi ha già pubblicato il suo appassionante Omicidio a Road Hill House ), racconta la vita di questa signora benestante, intelligente, malmaritata; si sofferma su quel fatale diario che causò la sua rovina; riporta la cronaca umiliante e folle del processo di divorzio, e l’ assalto violento e volgare della stampa esaltata dal connubio (ancora oggi) più eccitante: la donna e la trasgressione sessuale. Sul trono dell’ ‘ Impero britannico c’ era una donna, Vittoria, del resto massimamente conservatrice, per legge una moglie diventava proprietà del marito, come un mobile, era privata di ogni diritto politico e civile anche sui figli, il marito si impossessava della sua dote e a lui spettava anche l’ eventuale denaro da lei guadagnato, per esempio come scrittrice. Per proteggere le esemplari e disperate spose britanniche, era stata proibita la traduzione dell’ oltraggioso romanzo di Flaubert Madame Bovary, pubblicato in Francia nel 1857 dopo un processo per oscenità. La scienza temeva le donne e moltiplicava gli studi sui misteri del loro corpo e della loro psicologia, le immaginava capaci di ogni perversità soprattutto sessuale. Molti furono i medici chiamati a testimoniare al processo Robinson contro Robinson, allo scopo di chiarire se l’ adultera ormai ultraquarantenne quindi priva di attrattive, soffrisse di quei “disturbi uterini”, allora molto diffusi, che potevano fare di una donna una ninfomane, una erotomane, una pazza, una criminale. Era impossibile per i dignitosi studiosi, capire che donne come Isabella erano semplicemente infelici, private di una sessualità appagante che veniva sublimata in innamoramenti segretie mal ricambiati. L’ inquieta signora era sprofondata anni prima in una specie d’ amore per Edward Lane, genero di una sua nobile amica, di dieci anni più giovane (lei ne aveva 37), medico appassionato di idroterapia, che praticava in una sua elegante clinica privata molto alla moda frequentata da Isabella: ci andava anche Charles Darwin, per curare l’ ansia che gli procurava la stesura del suo L’ origine della specie. Il diario racconta di speranze e delusioni, di passeggiate romantiche e di indifferenza da parte di lui, di parole sussurrate, di baci: «Ricordo a malapena ciò che accadde dopo… Non avrei mai sperato di vivere questo momento, né che il mio amore fosse ricambiato, ma è successo». Al processo, iniziato il 14 giugno 1858, non erano presenti i protagonisti: oltre ai tre giudici, c’ erano gli avvocati, i giornalisti, un pubblico da cui venivano spesso allontanate le signore per non tubarle con l’ ignominia della lettura pubblica del diario. Gli avvocati di Henry Robinson non avevano che quelle pagine per dimostrare la colpa della sua signora; gli avvocati di Edward Lane, di cui Isabella aveva gridato l’ innocenza mentre lui l’ aveva definita “mentecatta e scriteriata”, sostenevano che lei si era inventata tutto; gli avvocati di Isabella dichiaravano che la povera signora aveva troppa fantasia, che ogni tanto andava via di testa, che i suoi scritti erano l’ abbozzo di un libro sotto forma di diario, come usava allora. La stampa insultava la peccatrice di cui non si riusciva a provare il peccato, ed elencava le varie cure escogitate da celebri luminari per placare le smanie sessuali femminili: sanguisughe sulla testa rasata, clisteri freddi e irrigazioni di borace, astensione dai rapporti e dalla lettura, via carne e brandy dalla dieta; anche elettrodi al bacino, sanguisughe all’ inguine, alle grandi labbra, all’ utero, oppure rimozione del clitoride. In tribunale il valore del diario rimase dubbio, ma secondo Kate Summerscale, la sua importanza fu grande, perché «dipingeva un ritratto della libertà a cui le donne avrebbero potuto aspirare se avessero rinunciato a credere in Dioe nel matrimonio; il diritto ad aver delle proprietà e del denaro, a ottenere la custodia dei figli, a sperimentare dal punto di vista sessuale e intellettuale».

(da La Repubblica)

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