Marco Paolini Ausmerzen

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Il Doktor Pannwitz era un ingegnere chimico che esaminava dei candidati per il reparto polimerizzazione. Era solo un ingegnere chimico. Era solo un civile, faceva il suo mestiere. Però lo faceva ad Auschwitz e per farlo aveva dovuto soltanto smettere di pensare, di farsi domande scomode.


Da bambino sentivo il rumore dei pensieri altrui. Certe persone sembravano incapaci di pensare parole intere, altre facevano rumori. Immaginavo il suono del loro cervello. Era un gioco, ma faceva paura. Certe volte era un rantolo, altre volte un ronzio come la radio fuori frequenza. Leggendo Levi ho sentito il rumore del cervello del Doktor Pannwitz. Suonava, era senza parole ma suonava come un telefono fisso, suonava a vuoto.
Questa è la storia di uno sterminio di massa di cui si parla solo in certi convegni di psichiatria.
Ci sarà un motivo per cui altrove non se ne parla?
Credo sia perché sappiamo che ci fu uno sterminio, lo sappiamo già che c’erano i campi di sterminio. I dettagli non ci interessano piú perché la sostanza non cambia. È roba che fa star male, ci vuole uno sforzo per rimetterci mano. I nazisti, il male, la guerra… vien da dire basta prima di cominciare.
La sola ragione valida che ho trovato per raccontare ancora questa storia oggi è che ho sentito il rumore del cervello del Doktor Pannwitz. Ma non era soltanto nella sua testa.

Marco Paolini, Ausmerzen

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Oggi, 14 gennaio, alle ore 20.30, Marco Paolini sarà protagonista insieme ad Alessandro Berlini di un incontro dal titolo Logiche eugenetiche, che si terrà nell’Aula Pacis dell’Università degli Studi di Cassino (Fr).

L’incontro sarà moderato da Francesca De Sanctis e trasmesso in diretta streaming sul sito dell’Unità.

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Con la sua consueta forza poetica che fonde passione, irruenza, precisione, rigore, furore e pietas, Paolini, cantastorie e filologo di orrori e tragedie, fa la storia dell’eutanasia nazista, che l’immane atrocità della Shoah ha forse un po’ messo in ombra.

Claudio Magris

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Antiretorica eppure grave, intima e solenne come solo lui è capace di modularla riempiendo la scena, la voce di Marco Paolini ha saputo riformulare per noi il dubbio progressista più scabroso del Novecento: vale la pena dissipare risorse, in tempo di penuria, per mantenere in vita dei “mangiatori inutili”?

Gad Lerner

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Ausmerzen è un viaggio che si percorre per un sentiero che par quello di Dante nell’Inferno, fino all’orlo di un abisso. Non si è spettatori di colpe di altri, è un «viaggio allucinante» dentro noi stessi, con un bagaglio crescente di dubbi, di domande difficili, di analogie con altri fatti, altri uomini, con la quotidianità di ogni giorno.

Mario Paolini

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Ausmerzen è un vocabolo antico, appartiene a un lessico popolare, è una parola pronunciata dalle bocche dei pastori, viene da marzo e indica qualcosa che va fatto in quel tempo, ha un suono dolce ma un significato duro: a marzo, prima della transumanza, gli animali più deboli, quelli che non reggerebbero il viaggio, vanno soppressi.

Cento anni fa, alla fine della Belle Époque, Ausmerzen è la strada intrapresa dall’eugenetica tedesca:
«Nel 1920, in Germania, uno psichiatra, Alfred Hoche, e un giurista, Karl Binding, pubblicano un libretto intitolato Il permesso di annientare vite indegne di essere vissute. Sono un medico e un giudice. Un medico e un giudice. Il libretto non passa inosservato, anzi, provoca adesioni e rifiuti e diventa un caso. È in questo libro che trova il fondamento medico e giuridico il concetto di ausmerzen: della soppressione dei deboli; dei parassiti del popolo; dei nemici dello stato; dei mangiatori inutili; delle vite senza valore; dell’esistenza-zavorra. Sono solo alcune delle parole che vengono usate nel dibattito».
Alcuni anni dopo, nel suo Mein Kampf, Hitler scriveva:
«Chi non è sano e degno di corpo e di spirito, non ha diritto di perpetuare le sue sofferenze nel corpo del suo bambino. Qui, lo Stato nazionale deve fornire un enorme lavoro educativo, che un giorno apparirà quale un’opera grandiosa, più grandiosa delle più vittoriose guerre della nostra epoca borghese.»

A partire dal 1933, questo concetto si tradusse in pratica, attraverso un’operazione di sterminio conosciuta con il nome di Aktion T4. T4 sta per Tiergartenstraße numero 4, via del Giardino zoologico numero 4, un indirizzo di Berlino. Lì, in una villetta sequestrata a una famiglia ebrea, Viktor Brack, strettissimo collaboratore del Fuhrer, decide, coordina e registra l’uccisione di circa trecentomila esseri umani affetti da disabilità fisica o mentale, reale o presunta.

È il 26 gennaio del 2011 quando Marco Paolini porta per la prima volta in televisione, in diretta su La7, il suo Ausmerzen. Una lunga e appassionata narrazione orale che ripercorre la storia di uno sterminio così atroce e così poco noto. Ad accompagnare il dvd che ripropone oggi quel racconto televisivo insieme a contenuti speciali e interviste, un Taccuino di lavoro che è al contempo un “dietro le quinte” e un approfondimento. A cura di Mario Paolini e Michela Signori, il libro raccoglie undici saggi che descrivono dal punto di vista psichiatrico e storico la condizione dei malati di mente nei giorni del regime e dell’operazione T4. «Ci pareva importante valorizzarne le testimonianze, – scrivono i curatori, – con la speranza che cresca la voglia di conoscere a fondo quelle vicende e le ragioni che hanno determinato l’uscita da un oblio durato quasi quarant’anni e tuttora non del tutto sconfitto».
Testimonianze e racconti di vita, dunque, dagli anni della persecuzione al destino delle famiglie delle vittime, spesso ignare, fino a un passato recentissimo, della verità. Tra i saggi, anche uno scritto di Claudio Magris e il Taccuino d’attore di Marco Paolini, in cui l’autore ripercorre de tappe che hanno portato alla messa in onda di Ausmerzen, seguita da un milione e settecentomila spettatori.

«Avrei potuto fermarmi lí, invece un anno dopo ho scritto il libro, che è un altro modo di raccontare la storia. Quel libro è destinato a dei lettori, è indipendente dal racconto orale; confrontandolo con il video che accompagna questo volume, dovrebbe esser chiaro quanto la lingua dello scrivere sia diversa da quella del parlare», scrive.
Rielaborando i testi dello spettacolo e selezionando nuovi materiali da una mole di dati sterminata e in larga parte sconosciuta, Paolini riporta alla luce la macchina dell’eliminazione dei diversi, in uno sconvolgente resoconto storico che si trasforma in racconto: «perché questa non è la storia di Aktion T4, ma è come un narratore ha scelto di raccontarla».

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