Luigi Mainolfi: “Per i Millenni ho creato l’armatura di Ettore”

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Era una predestinazione. Luigi Mainolfi per la seconda volta illustra un classico della letteratura per la collana I Millenni dell’Einaudi. Dopo L’Odissea nel 2010 arriva ora L’Iliade. Il dittico di Omero, l’origine della letteratura occidentale con il suo modello narrativo, storico e antropologico, è un’opera che va al di là del tempo e dello spazio, che è insieme Storia, archetipo, mito, favola. Le stesse caratteristiche del lavoro del torinese Mainolfi, che dagli anni Settanta affonda le dita nelle radici arcaiche della terra per creare il suo immaginario fatto di natura e cultura, umanità e animali, antico e contemporaneo, con una fisicità primaria e popolare. Un pittore e un narratore travestiti da scultore.

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Le sue forme sono simboli magici di energia primitiva, dedicati ad acqua, fuoco, terra e aria ma anche alla poesia. Si potrebbero usare le stesse parole per descrivere la presa di Troia con la grande guerra che mosse il popolo greco, così come il ritorno di uno degli eroi vincitori, Ulisse, il primo uomo moderno, che con l’intelligenza si opponeva alla natura animale. Cultura versus istinto. Anche contro gli dei. Nell’edizione dei Millenni questi due romanzi rivivono con la traduzione ritmata, fedele, vivace del grecista Guido Paduano. Riprendendo una tradizione aulica ormai quasi estinta, un grande artista illustra e interpreta un poema. “Quando Mario Bersani e Roberto Cerati dell’Einaudi hanno visto la mia Campana hanno pensato che fosse perfetta per l’edizione de L’Odissea che stava per uscire – racconta

Mainolfi – Io poi ho fatto anche delle tavole, incisioni su terracotta che sono visioni”.

La Campana in questione era un’enorme scultura alta tre metri, impregnata di pigmento rosso, che l’artista fece nel 1979, rivestita da scene ad altorilievo fuori e da disegni incisi dentro. Una creazione epica che raccontava il mondo mitico di questo artista di origine campana, “dove confluivano storie antiche, come quella del vecchio pittore Zeusi, e poi fiabe, personaggi e animali, e ancora la mia infanzia, i miei viaggi, le foreste del Venezuela, l’Orinoco”, ricorda. Poi è arrivata L’Iliade, “il poema epico per eccellenza, quella guerra immortale e favolosa che da ragazzini, quando si giocava ai guerrieri, rappresentava il mito, meglio di qualsiasi fumetto – dice ancora – Rileggere quelle pagine é stato rievocare la mia adolescenza. Mi sono di nuovo messo a giocare. Da giovane sognavo sulle celebri illustrazioni di Botticelli, Dalì, Doré”.

Per L’Iliade Mainolfi ha creato l’armatura di Ettore: “Non volevo scegliere Achille, di cui parlano sempre tutti”, spiega. Sculture in terracotta e non classiche illustrazioni: elmo, scudo, spada e fodero, lancia e punte, gambali dalla linea semplice e pulita. Un meraviglioso tesoro archeologico ritrovato, con la pelle “fatta a città”, un pattern regolare di piccoli segni geometrici che evocano mondi, case, finestre, occhi. Una sorta di scrittura cuneiforme. Poi ci sono vasi realizzati secondo il tipico stile delle ceramiche greche, disegni e incisioni su fondo nero. E ancora una formella con il ritratto di Troia vista dall’alto, a volo d’uccello. Sculture la cui fisicità primordiale incarna l’immaginario del Mito e lo continua a far vivere.

(Olga Gambari da La Repubblica)

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