Novità Einaudi della settimana

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Virtù, difetti che trasformano un genitore in «un vecchio esacerbato e vulnerabile», ricordi felici di un’infanzia lontana, nostalgia e dolore, ma anche la libertà ritrovata dopo un addio sofferto e definitivo: negli ultimi dieci anni, Valerio Magrelli ha raccolto, su foglietti volanti, appunti e note sul padre. Una moltitudine di materiali e frammenti rimasta in paziente attesa di trovare una forma e diventare, finalmente, racconto compiuto.

Geologia di un padre (Supercoralli), diviso in ottantatre capitoli – tanti quanti gli anni del padre ormai scomparso -, riordina e trasforma quegli scritti «provvisori» in un viaggio tra memoria e narrazione, in un itinerario capace di portare alla luce le radici del ricordo e di scendere ancor più in profondità, come in uno studio geologico, appunto. Servendosi anche di materiali eterogenei – dalle voci d’enciclopedia, ai versi, fino alle pagine di giornale -, Magrelli costruisce un romanzo sui generis che, mescolando quello che è accaduto a quello che si vorrebbe fosse accaduto, ci indica una strada per comprendere anche il più iroso degli anti-eroi e, in fondo, trovare il modo di sconfiggere la morte.

Segnalato su Repubblica da Alessandro Baricco nella sua rubrica sulle cinquanta «letture indispensabili» e pubblicato nel 2002 nei Supercoralli, torna in libreria nelle Letture Go down, Moses – classico novecentesco e opera simbolo dell’«intera anima di Faulkner». Il titolo è una citazione tratta da uno spiritual che paragona la schiavitù dei neri d’America a quella del popolo ebraico in Egitto. Il libro – accompagnato da una prefazione di Nadia Fusini, che lo ha tradotto insieme a Maurizio Ascari – è una raccolta di sette storie che compongono il mosaico di una saga familiare attraverso cui William Faulkner racconta il sud degli Stati Uniti e la profonda divisione tra bianchi e neri.

«È difficile ridere dell’aspirazione al bello e al romantico, per quanto i risultati di tale aspirazione possano essere di cattivo gusto o addirittura orribili. Ma sospirare è facile. Poche cose sono più tristi di quelle veramente mostruose»: ambientato a Hollywood, mecca della finzione e dei sogni infranti, Il giorno della locusta, ultimo romanzo di Nathanael West pubblicato per la prima volta da Random House nel 1939, torna disponibile negli ET Scrittori, nella storica traduzione di Carlo Fruttero, accompagnato dalla prefazione di Christian Frascella. «Un libro capace di attraversare le epoche e di giungere, inossidabile, fino alla nostra. Per continuare il suo viaggio, come spetta di diritto a un classico».

Restiamo nella narrativa e negli Stati Uniti con L’Uomo di Primrose Lane, in uscita per Stile Libero. Primo romanzo di James Renner – giornalista americano e, come il protagonista di questa storia, autore di true crime – è stato accolto come uno degli esordi più interessanti del 2012. Un appassionante incrocio di generi, linee narrative e piani temporali: un’indagine che ruota intorno alla morte per ritrovare, tra dolcezza, avventura e colpi di scena spiazzanti, il senso dei ricordi che restano.

Arriva in libreria nello stesso giorno del debutto assoluto al Teatro Carignano di Torino La serata a Colono. Scritto nel 1968,  è l’unico testo teatrale di Elsa Morante, che ambienta negli anni Sessanta una versione «parodistica» dell’Edipo a Colono. Descritto da Carmelo Bene come il «vertice della poesia italiana del Novecento», è un testo di straordinaria potenza linguistica che finalmente, dopo più di quarant’anni, arriva sul palcoscenico per la regia di Mario Martone, con Carlo Cecchi nella parte di Edipo e Antonia Truppo nei panni di Antigone.

Passiamo alla saggistica con Federica Muzzarelli – ricercatrice e docente di Fotografia e cultura visuale presso l’Università di Bologna – che sceglie sette icone scelte per raccontare altrettante storie di «fotografia, moda e modernità». La ballerina Cléo de Mérode e la sua trasformazione in stereotipo visivo;Charles Baudelaire, fotografato da Nadar in tenuta rigorosamente luttuosa; Vaslav Nijinsky, immortalato nella sua tuta da fauno da Adolf De Meyer; la scrittrice Nancy Cunard con i suoi bracciali d’osso, negli scatti di Man Ray; Annemarie Schwarzenbach e l’abbiglimento androgino; l’eccentricità di Gabriele D’Annunzio, tra scelte artistiche che combattono la mediocrità borghese e un guardaroba di perfetta eleganza snob. Tutti questi personaggi – vissuti tra la metà del XIX secolo e gli inizi del XX – sono accomunati da vicende umane e artistiche che li hanno portati a «usare la propria immagine e la propria identità per dar corpo e anima agli occhi di un pubblico anonimo e diffuso, favorendo in tal modo (e grazie all’estensione popolare concessa dai nuovi strumenti cine-fotografici) anche uno stile, una moda, una tendenza». Moderne icone di moda ripercorre le grandi tappe della storia fotografica di inizio secolo e, attraverso i ritratti di sette personaggi d’eccezione, racconta l’ascesa dei primi affascinanti «prototipi» del divo moderno, tra narcisismo, costume e sogni d’immortalità.

Conclude la proposta di questa settimana un saggio che si fa espressione di una prospettiva peculiare e innovativa sul tema dell’infanzia perseguitata, e che intende risalire – tra narrazione, storiografia e conoscenza critica – al significato più profondo della Shoah. Con La Shoah dei bambini Bruno Maida – ricercatore di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino – ripercorre la vicenda dei bambini ebrei perseguitati e deportati dall’Italia nel periodo 1938-1945 attraverso la ricostruzione dei grandi eventi che contribuirono a segnarne il destino e, soprattutto, soffermandosi sulla dimensione quotidiana del loro vissuto. Dall’esclusione da scuola alla progressiva emarginazione sociale e lavorativa dei genitori, fino all’estremo dell’eliminazione fisica della propria famiglia, la persecuzione antiebraica raccontata «con occhi di bambino».

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