Buccinasco

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Finalmente il tappo dell’omertà lombarda è saltato. Ora sono visibili a tutti i voti comprati e venduti, le ascese del tutto resistibili in Regione e nelle amministrazioni locali, la penetrazione nella sanità, la conquista del monopolio nel ciclo del cemento, il traffico di rifiuti tossici. Si reagisce con vent’anni di ritardo, e non c’è più tempo da perdere. Buccinasco è la metafora della colonizzazione. Ma la lotta per liberarsi dai clan riguarda tutta la regione.

Nando dalla Chiesa

Pubblichiamo in esclusiva per il nostro sito il commento di Massimo Carlotto al libro di Nando dalla Chiesa e Martina Panzarasa.

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Buccinasco. La ‘ndrangheta al Nord, di Nando Dalla Chiesa e Martina Panzarasa, è una vera novità nel panorama dei saggi sulla criminalità organizzata che oggi, per fortuna, si sta caratterizzando per una discreta produzione. Buccinasco mescola la puntualità e la precisione dei dati e dell’informazione a un commento politico e culturale necessario a inquadrare e comprendere il fenomeno della mafia al Nord.
Questo saggio è l’ennesima dimostrazione del ritardo con cui i media nazionali trattano il fenomeno. Se non ci fosse il “sapere” universitario a colmare questa enorme lacuna l’opinione pubblica stagnerebbe in un livello di disinformazione assoluta e sarebbe ancora convinta che le culture mafiose regnano solo al Sud.
Siamo stati abituati per troppo tempo a conoscere le mafie attraverso la cronaca delle attività di magistratura e forze dell’ordine. Ma una volta che sono scattate le manette quella particolare attività criminale è già memoria di qualcosa che non esiste più perché l’organizzazione si adeguerà e si trasformerà. Invece la correttezza dell’informazione sta nel fornire notizie di una criminalità mafiosa che agisce ora. In questo senso il lavoro di Dalla Chiesa e Panzarasa è illuminante. La memoria si trasforma in spiegazione dell’agire attuale della ‘Ndrangheta, fornisce gli strumenti per comprendere e riuscire ad analizzare una realtà criminale complessa e fino a oggi sostanzialmente sconosciuta.
La scrittura piacevolissima di Dalla Chiesa, che abbiamo apprezzato fin dai tempi de Il giudice ragazzino, rende la lettura agile. Di solito, quando un saggio è narrativamente gradevole, si usa dire che “si legge come un romanzo”. Ecco, io l’ho letto esattamente in questo modo perché la storia è tragicamente affascinante come un noir. Solo che in questo caso la trama è vera e il finale non è per nulla consolatorio.
Alla fine le considerazioni che emergono con prepotenza riguardano la necessità di una svolta profonda nell’informazione perché solo un paese cosciente è in grado di difendersi. E poi che gli intrecci tra ‘Ndrangheta e frammenti del mondo politico, imprenditoriale e finanziario sono così evidenti e pericolosi da rendere sempre più urgente un rinnovamento complessivo di questo Paese per arrivare a considerare le culture criminali nemiche assolute della nostra società.
Come cittadino non posso che ringraziare Dalla Chiesa e Panzarasa per il loro lavoro. Come autore di noir mi sento in dovere di avvertirli che saccheggerò a man bassa le storie che hanno raccontato.

Massimo Carlotto

(da http://www.einaudi.it)

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