Roslund & Hellström, Due soldati

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Ragazzini che diventavano resoconti, dossier e inchieste, ragazzini che un paio d’anni dopo essersi inventati un nome e avere cominciato a commettere crimini in gruppo erano stati spostati in un faldone blu o verde su una delle scrivanie della sezione anti bande criminali per essere tenuti d’occhio e sorvegliati regolarmente, ragazzini che un paio d’anni dopo venivano sistemati come volti in fondo alla seconda parete piú grande destinata alle organizzazioni pericolose e violente, ragazzini che venivano spostati piú in alto fino alla prima parete piú grande, occupando quel posto che nella gerarchia interna della polizia apparteneva a quelli che comandavano e che in quel momento erano considerati i piú pericolosi e violenti, la punta della criminalità organizzata.

Roslund & Hellström, Due soldati

Negli uffici di José Pereira e dell’ispettore capo Ewert Grens ci sono pareti ricoperte di foto segnaletiche. Troppo spesso su quei muri si trovano i volti delle nuove leve delle gang, ragazzini che si comportano come criminali consumati e che sono già stati classificati dalla polizia come soggetti pericolosi. Capita anche che quegli stessi ragazzini arrivino gradualmente ai vertici delle bande più strutturate e spietate. Un percorso d’ascesa inesorabile, che inizia, un giorno, anche per Eddie, dodici anni, una pistola nascosta nell’armadietto della scuola e l’incrollabile desiderio di appartenere, finalmente, a qualcuno. A quaranta chilometri di distanza, nel frattempo, Leon è rinchiuso nella prigione di Aspsås e scrive a Gabriel, il fratello che si è scelto crescendo nel ghetto. La sua lettera darà inizio a una catena di violenza che porterà scompiglio tra le foto segnaletiche del commissario Grens, che di Leon e Gabriel – e dell’assassino che lavora per loro – sa molto più di quanto vorrebbe…

Approdati in Italia con Tre secondi – romanzo premiato in Svezia con il Great Readers Prize come miglior crime del 2010 e accolto con entusiasmo dai lettori italiani -, Anders Roslund e Börge Hellström tornano ad occuparsi, con il consueto ritmo e meticolosa cura dei dettagli, delle indagini dell’ispettore Ewert Grens. Due soldati è la storia di un patto di fratellanza criminale, un thriller dal ritmo serrato ma anche, come ha osservato Liza Marklund, «una feroce critica sociale». Uscito in Svezia in marzo, il romanzo è nella shortlist per lo Swedish Academy of Crime Writers’ Award 2012.

Due soldati è il vostro nuovo thriller. Il modo in cui descrivete il mondo criminale è molto crudo, e ne viene fuori un’immagine della Svezia molto diversa dallo stereotipo che conosciamo. Negli ultimi tempi le cose sono cambiate così tanto?

Le cose non sono cambiate negli ultimi tempi. Le bande criminali, il crimine organizzato e le attività mafiose sono una realtà che in Svezia esiste da decenni. Proprio come in Italia, e in tutti gli altri Paesi europei. Eppure, sembra che ci ostiniamo a lottare affinché quello stereotipo sopravviva, come se ci mettesse al sicuro. Ma la criminalità oggi non ha nulla a che vedere con le nazioni: non ha limiti. La realtà con cui si scontra uno dei nostri personaggi, il detective José Pereira, a pagina 82 del romanzo*, è quella, vera, in cui si è trovata la polizia svedese all’inizio degli anni Novanta, vale a dire vent’anni fa, senza comprenderne la portata, il potere. Quello che era destinato a crescere sta ancora crescendo. Ed è questo, oggi, il più grande mistero del crimine, quello che dobbiamo cercare di comprendere e risolvere, se non vogliamo che prenda il sopravvento sulle nostre città, sulle nostre vite.

Come vi sono venuti in mente i personaggi dei due giovani?

Entrambi si ispirano a persone reali, a diversi giovani criminali con cui abbiamo lavorato e vissuto per molto tempo. Giovani criminali che alla fine hanno deciso di fidarsi di noi. Questi giovanotti della vita reale, fusi insieme, hanno dato origine ai personaggi di Leon, Gabriel, il Grande Alì e gli altri.

Che piani avete per la serie di Ewert Grens?

Oh, amiamo il nostro detective disobbediente Ewert Grens, è nostro figlio, anche se è più vecchio di noi. È strano rendersi conto che non è reale, dopo che ha vissuto nella nostra mente per così tanto tempo… Speriamo solo che non cambi troppo, che non diventi arrogante e che non faccia il prezioso, ora che sarà coinvolto in una produzione Hollywoodiana**. Perché vogliamo poter lavorare con lui. Questo è il nostro sesto libro con Grens, e arriveremo almeno a otto.

Quali sono i vostri autori preferiti?

Roslund: Spero di non aver ancora letto il mio autore preferito. Non posso sopportare l’idea che non esista, perché significherebbe che ho già sperimentato il meglio. Ma se insisti, se mi minacci e mi tormenti… allora scelgo Dennis Lehane: nei suoi libri c’è l’intrigo, la lingua, l’impegno, la partecipazione, l’umiltà.

Hellström: Avevo nove anni quando ho scoperto Edgar Allan Poe, grazie a un libro svedese con una versione a fumetti, in bianco e nero, de Il corvo. Leggendo la poesia mi ha colpito l’atmosfera dark, soprannaturale e soprattutto lugubre della storia … L’ho adorata.

Pensate che il crime scandinavo sia ancora vivo e vegeto?

Andiamo spesso all’estero, e la domanda più frequente che ci sentiamo rivolgere è: «secondo voi quando finirà l’ondata del crime scandinavo?» Ogni volta spieghiamo, con umiltà, che a quella domanda non si può rispondere, perché non ha senso. Il romanzo poliziesco scandinavo non può più essere riassunto come «un’ondata», perché il romanzo poliziesco scandinavo non si esaurisce e non scompare. Oggi, il romanzo poliziesco scandinavo è ormai una parte riconosciuta della letteratura internazionale.

Ma ha senso, secondo voi, parlare in generale di «crime scandinavo»?

Secondo noi non esiste «lo scrittore scandinavo». Se si confrontano gli scrittori norvegesi, svedesi e danesi, ci si accorge che c’è una bella differenza. Non troverai nessuno Stieg Larsson né Roslund & Hellströms in Norvegia o in Danimarca. E questo non significa che gli svedesi siano migliori, fanno tutti parte dello stesso genere, però sono diversi. Ma, di nuovo: non esiste neanche «lo scrittore svedese». Scriviamo libri molto diversi, con tecniche molto diverse, da quelli ancora molto vicini alla tradizione di Agatha Christie fino ai nostri e a quelli di Larsson, forse più moderni. Anche in questo caso non significa che un libro sia meglio dell’altro, significa semplicemente che sono diversi, e tutti sono necessari alla ricchezza del genere.
Comunque, certo, qui c’è una tradizione straordinaria. Gli editori svedesi hanno nutrito e trattato per molti anni il romanzo poliziesco come un genere forte e indipendente, una forma narrativa con una sua dignità, capace – come speriamo di aver fatto anche noi – di divertire e di raccontare storie belle e ben documentate.
Scrivere crime è una cosa che prendiamo molto sul serio e in cui mettiamo tutto il nostro cuore.
E, naturalmente, ci dà una mano tutta questa oscurità, le notti lunghissime e nere che sembrano davvero dare una forma nuova al tempo e alle sensazioni. Dunque, beh, viviamo in Scandinavia, amiamo la Scandinavia, siamo influenzati dalla Scandinavia, ma i nostri libri vanno ben oltre il nostro essere scandinavi… cerchiamo di considerarci come scrittori internazionali.

Riproduzione riservata

* Da troppo tempo si limitavano a grattare la superficie. Avevano individuato traffici di droga, svuotato automezzi di pistole, fucili a canne mozze e armi automatiche. Avevano sequestrato a ragazzini coltelli, asce, nunchaku e manganelli. C’erano piú organizzazioni criminali nella distesa d’asfalto e nei condomini a sud di Stoccolma rispetto a quante ne avesse mai viste il Paese in passato. Era diventato interesse di Stato. Erano nati la Commissione Fittja, il Reparto speciale per le organizzazioni criminali, la sezione anti bande criminali. L’area sotto sorveglianza si era ampliata – da Råby a Botkyrka a Södertörn.
da Due soldati, p. 82

** Tre secondi diventerà un film prodotto dalla New Regency (20th Century Fox).

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