Salvatore Settis / Azione popolare

È tempo di ricordarsi che non i partiti, ma i cittadini sono i protagonisti della politica, in quanto titolari della sovranità (art. 1 della Costituzione). Noi, i cittadini, dobbiamo rivendicare il diritto di parola, dobbiamo essere l’anima pensante della polis, di cui i partiti dovrebbero essere espressione, secondo il progetto della nostra Costituzione, «la grande incompiuta». Perciò è tempo di cercare nelle associazioni di cittadini il meccanismo-base della democrazia, il serbatoio delle idee per un’alternativa di governo, per un’idea di Italia declinata al futuro. “Politica” è, per etimologia ma anche per le ragioni della storia e dell’etica, non un “mestiere” a sé, ma libero discorso da cittadino a cittadino; un discorso sulla polis, dentro la comunità dei cittadini e a suo beneficio. A noi tocca, nel degrado dei valori e dei comportamenti che appesta il tempo presente, impegnarci in una riflessione alta e meditata, non macchiata da personali interessi, sul grande tema del bene comune, cuore della nostra Costituzione, nel solco di una tradizione culturale e giuridica che in Italia non ha meno di due millenni di vita, e che oggi si trova sotto attacco. Ridare dignità alla politica non delegittimando i partiti, ma guarendoli dalle loro sordità con la forza delle idee.

Salvatore Settis, Azione popolare

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Si può uscire da un incubo imbecille? È la domanda che si pone Salvatore Settis nel suo ultimo libro. Il peggio non sembra finire mai, ma «con l’acqua alla gola in un mondo senz’altre regole che il profitto, stiamo cercando per ogni dove vie d’uscita, principi di moralità, ragioni di speranza». Nel saggio citato dall’autore, Keynes dice che la «città delle meraviglie» bramata dai cittadini non è un’utopia impossibile, né maligna. Se non si realizza, è perché non frutta subito. Fruttano più gli slum, per le imprese private, mentre la città delle meraviglie, questa folle stravaganza, «potrebbe ipotecare il futuro». Non è vero che non possiamo permettercela a causa del debito. Questo ci dice Settis: in realtà i conti non tornano con le ricette che creano disuguaglianze e bassifondi. L´imbecillità contabile è tutta qui: è nella rinuncia dell’Italia a se stessa, alle alternative di cui potrebbe essere capace.
Per le nozioni che approfondisce – il bene comune, la proprietà pubblica, l’ecologia – il libro di Settis è vademecum indispensabile. Disegna su un foglio la città delle meraviglie.

Barbara Spinelli – la Repubblica

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Quello di Salvatore Settis non è un atteggiamento estremista, né ammiccante all’antipolitica, è invece un modo di porsi fatto di indignazione e radicalità. Il professore ha appena dato alle stampe Azione popolare: oltre 230 pagine tra manifesto politico, esegesi del linguaggio e delle leggi che ci governano, e suggerimenti per tutti quegli italiani che non vogliono assistere passivi alla «sistematica sottrazione dei loro diritti civili».

Wlodek Goldkorn – l’Espresso

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«Azione popolare vuol dire non sentirsi più fuori luogo, riconquistare per sé un pieno diritto di cittadinanza, in nome della moralità, della legalità, della storia e del diritto. Perché già nel diritto romano azione popolare e bene comune sono due facce della stessa medaglia. Perché essere cittadini vuol dire essere consapevoli dei legami di solidarietà sociale che sono il cuore e il lievito della nostra Costituzione. Vedere il bene comune come il fondamento della democrazia, della libertà e dell’uguaglianza, rivendicare il pubblico interesse, cioè i diritti delle generazioni future. Nella colpevole inerzia di troppi politici (di maggioranza e ‘opposizione’), resta un soggetto che può e deve formulare questi pensieri e questi progetti, lavorando per tradurli in realtà. Noi, i cittadini». Così scriveva nel 2010 Salvatore Settis nell’ultimo capitolo di Paesaggio Costituzione cemento. Dopo la pubblicazione di quel libro, che raccontava le minacce all’ambiente e al nostro paesaggio (grande malato d’Italia), l’autore è entrato in contatto con migliaia di persone che, riunite in comitati, combattono localmente per la salvaguardia dei beni «locali». Insegnanti, parroci, semplici cittadini impegnati ognuno nella propria battaglia: difendere un tratto di costa, un palazzo storico, un articolo della Costituzione.
Ed è dall’incontro con quei cittadini che nasce Azione popolare. Cittadini per il bene comune, appena arrivato in libreria nei Passaggi. Il concetto che approfondisce è quello dell’actio popularis del diritto romano: il diritto del singolo cittadino di agire a nome dell’interesse generale.

Settis ci conduce alla ricerca di una nuova idea di Italia, affrontando con passione e fermezza il tema della cittadinanza responsabile. Il punto di partenza, per iniziare a cambiare le cose, è ritrovare la capacità di indignarci – e quindi di sperare –, senza rifugiarci in una colpevole indifferenza. «Ci siamo abituati a indignarci di meno perché avremmo robusti motivi per indignarci di più», scrive.

Eppure indignarsi non basta: occorre consapevolezza. Occorre tenere presente «che non i partiti, ma i cittadini sono i protagonisti della politica, in quanto titolari della sovranità». E occorre «tornare alla Costituzione»: ambiente, patrimonio culturale, salute, ricerca, educazione… La Costituzione è manifesto di libertà, eguaglianza e diritto al lavoro, ma serve anche ritrovare «l’orgoglio necessario per ricordarci che lo Stato siamo noi, i cittadini; e che è nostro dovere alzare la voce e difendere le alte ragioni del bene comune».

Un libro per riflettere sul presente, «per pensare senza delegare nessuno, sapendo quel che vogliamo. Assumendoci la nostra responsabilità di cittadini, in prima persona».

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