Il 12 novembre il nuovo libro di Ian McEwan da Einaudi

Si può dire senza timore di smentita una cosa, del nuovo libro di Ian McEwan appena uscito in Inghilterra col titolo Sweet Tooth: che ci troviamo davanti a un autore di qualità letteraria che si è divertito un mondo – e non è una cosa che capiti spesso. Ne gioiranno i lettori italiani quando Miele uscirà da Einaudi il 12 novembre nella traduzione di Maurizia Balmelli.

Meno certo è che la spy-love-story di McEwan ambientata in un’ Inghilterra depressa dall’ austerity negli anni 70, resterà tra i libri di maggior peso nella carriera del sessantaquattrenne autore che ha vinto il Booker Prize nel 1998 con Amsterdam. E forse è proprio questa leggerezza, questa voglia di prendere e prendersi in giro, ad avere spinto i giurati del maggior premio d’ Inghilterra a snobbare quest’ anno Sweet Tooth malgrado i suoi pregi: trama costruita come un sistema di scatole cinesi, ritmo perfetto, e quel naturalismo levigatissimo (e ingannevole, naturalmente, essendo frutto di un’ elaborata invenzione) che è la cifra del McEwan maturo, e che qui diventa gioco di specchi, inganni, storie nelle storie, fino a farsi addirittura soggetto stesso del libro.

Che McEwan si sia divertito troppo? Forse per i giurati del Booker. Non certo per i lettori di bocca buona come la giovane protagonista in minigonna Serena Frome («Ero la più terra terra dei lettori: tutto quello che volevo era il mio mondo, con dentro me, restituitomi in forma artistica e accessibile»), né per quelli più smaliziati a cui difficilmente sfuggirà di riconoscere dietro le debolezze e le ingenuità intellettuali del giovane scrittore che farà innamorare l’ eroina – lo smilzo e suadente T.H. Haley – lo stesso McEwan agli esordi, quando all’ inizio degli anni 70 era un debuttante autore di racconti devoto a storie raccapriccianti di incesto, tradimento e perversione e destinato, proprio per via di questa ricercata cupezza, a un immediato successo. «Mi chiamo Serena Frome» comincia Sweet Tooth, «e quasi quarant’ anni fa sono stata mandata in missione segreta per i Servizi segreti inglesi.

Non è andata bene. Diciotto mesi dopo l’ assunzione sono stata licenziata, avendo fatto una pessima figura e rovinato il mio amante, sebbene lui abbia certamente contribuito a scavarsi la fossa da solo». Il quadro è quello degli ultimi quindici anni di Guerra fredda, quando un tunnel attraverso la Manica sarebbe stato considerato una minaccia alla sicurezza nazionale e «la parte più dolce della guerra, la sola parte veramente interessante», come dice un funzionario dei Servizi alla neo agente Serena, era «la guerra delle idee». Per fare bella figura davanti alla Cia che ha finanziato riviste come «Encounter» diretta da Stephen Spender mentre la propaganda sovietica si dà alle tournée del Bolshoi, i Servizi inglesi mettono a punto un’ operazione di incoraggiamento di giovani, promettenti e ignari scrittori di fede anticomunista.

Operazione «Sweet Tooth», appunto. In questo quadro, alla bella e bionda ma poco fortunata in amore Serena Frome viene affidato il compito di incoraggiare un certo T.H. Haley a scrivere il suo primo romanzo, offrendogli l’ assegno mensile di una fantomatica fondazione che avrebbe deciso di investire sul talento. Haley, che finora ha pubblicato solo qualche storia raccapricciante di incesto, tradimento e perversione, è sospettoso, ma troppo tentato per non accettare.

Una bella ragazza in minigonna che ti offre dei soldi per fare quello che più desideri è il sogno di ogni aspirante romanziere. Ma la vicenda si complica: uno, perché Serena e Tom finiscono subito a letto; due, perché sperperano i soldi della fondazione in ostriche e Chablis; e tre, perché Tom scriverà un romanzo apocalittico che è una critica ingenua al capitalismo, e come se non bastasse, nell’ opinione di Serena e dei Servizi stessi, è un pessimo libro. Fortuna che il primo editore di McEwan, Tom Maschler, se ne innamora e lo lancia in grande stile e che i giudici dell’ Austen Prize (leggi Booker) gli fanno vincere a sorpresa il premio. Haley comincia a fare apparizioni in pubblico con Martin Amis, frequenta il poeta ed editor Ian Hamilton, entra nella cerchia degli intellettuali che s’ incontrano al «Pillars of Hercules» di Soho: insomma inizia una carriera d’ ora in poi in ascesa, che non avrà più bisogno dell’ aiuto della fondazione.E com’ è questo romanzo di successo che i Servizi segreti si vergogneranno di avere finanziato e che in parte causerà il licenziamento di Serena? «È la storia più triste che abbia mai letto», lo descrive la ragazza a un superiore, ricordandoci la trama dell’ apocalittico racconto di McEwan.

Due frammenti, del 1978. «Post-nucleare, civiltà regredita all’ età della pietra, padre e figlia che dall’ Ovest vanno a Londra a cercare la madre della ragazza, non la trovano, prendono la peste bubbonica e muoiono. È veramente bello». Perché lo scherzo nello scherzo, in questo romanzo nel romanzo che utilizza lo schema della spy story per giocare a raccontare il rapporto tra lettore e scrittore, è che Serena ha cambiato davvero opinione sul libro di Haley: e non perché si sia innamorata dell’ autore, cosa che di fatto succede, ma perché quando un libro che giudichiamo pessimo vince un premio prestigioso, sono pochi i lettori capaci di resistere alla tentazione di cambiare opinione…

di Livia Manera (Da Corriere della Sera)

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2 risposte a Il 12 novembre il nuovo libro di Ian McEwan da Einaudi

  1. Pingback: Il 12 novembre il nuovo libro di Ian McEwan da Einaudi | Sondrio 24h

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