LA FIAT MARCHIONNE. Da Torino a Detroit

Paolo Griseri ha scritto per Einaudi LA FIA DI MARCHIONNE che racconta la storia della FIAT negli ultimi otto anni, dal quasi-fallimento alla fusione con Chrysler fino all’incerta situazione attuale.

Sergio Marchionne irrompe alla guida della Fiat il 1° giugno 2004. Quel giorno il consiglio di amministrazione fissa i ruoli in quella che sarà la squadra della rinascita. «Farò il presidente di supporto», spiega subito Luca di Montezemolo, da poche ore numero uno del Lingotto e da pochi giorni al vertice di Confindustria.

Dopo la conferenza stampa che segue il consiglio Fiat, Montezemolo si trasferisce all’assemblea degli industriali torinesi e confida: «La presidenza di Confindustria me la sono cercata. Quella di Fiat non me la sarei mai aspettata. Ma alla Famiglia Agnelli non potevo dire di no». Nella nuova squadra la Famiglia è rappresentata dal ventottenne John Elkann, da tempo in consiglio di amministrazione della Fiat dove lo aveva voluto il nonno. Ora assume la vicepresidenza del gruppo.

Sergio Marchionne compare nella sala stampa del Centro storico Fiat per la foto di rito e, naturalmente, indossa giacca e cravatta. Sarà, quella, una delle rare occasioni. Poi, negli anni successivi, il maglioncino la farà da padrone. Sarà necessario attendere l’audizione alla Camera nel 2011 per trovarlo nuovamente con una cravatta che gli stringe il collo. Marchionne illustra subito il suo programma di lavoro: «Confermo che ci muoveremo seguendo il piano messo a punto dal dottor Morchio. È un piano approfondito che abbiamo tutta l’intenzione di completare. Prometto che lavorerò duro, senza polemiche o interessi politici. Il lavoro di squadra è la base su cui creerò la nuova organizzazione».

In quella estate del 2004 il quadro che il nuovo amministratore delegato della Fiat si trova di fronte è decisamente impegnativo. Bisogna combattere su piú fronti contemporaneamente e, soprattutto, bisogna farlo in fretta. Sul fronte della finanza ci sono due appuntamenti da rispettare: all’inizio del 2005 scade la proroga del termine oltre il quale Gm sarebbe costretta a esercitare l’opzione «put» e a comperarsi Fiat Auto. Umberto Agnelli e Morchio avevano ottenuto di prolungare di un anno quella data ma è chiaro che ottenere una nuova proroga da Gm sarà molto difficile. Il secondo grande nodo finanziario è quello della scadenza del credito da 3 miliardi di euro concordato con le banche. Entro settembre 2005, se la Fiat non avrà restituito il debito, i banchieri potranno trasformare il denaro in azioni Fiat e, come per incanto, diventeranno i principali azionisti della società. Sarebbe comunque molto difficile che otto banche, italiane e straniere, riescano a esprimere un punto di vista univoco sulle scelte strategiche del gruppo. Ma è un fatto che, se su alcune di quelle scelte avessero trovato una linea comune, gli Agnelli sarebbero stati in minoranza. In ogni caso, se i banchieri avessero messo le mani nella stanza dei bottoni, lo avrebbero fatto solo per vendere al piú presto, essendo quello dell’automobile un mestiere che non conoscevano. Da qui il timore che con le banche sarebbe arrivato il cosiddetto «spezzatino» della Fiat, lo smembramento con la vendita a diversi acquirenti di questa o quella parte del gruppo.

I due nodi finanziari non arrivano per caso. Ognuno ha una storia alle spalle iniziata quando, nel cuore della crisi, era nato nella Famiglia degli azionisti un solido gruppo che riteneva l’auto un prodotto maturo, in cui non si sarebbe piú investito in modo redditizio. A ben pensarci i due nodi del 2005 finiscono per rappresentare altrettante occasioni attraverso cui la Famiglia può abbandonare l’auto. O costringendo la Gm a prendersela – in virtú di un accordo capestro per il quale gli Agnelli non cesseranno mai di ringraziare Paolo Fresco – o lasciando che siano le banche a mangiarsela, semplicemente evitando di restituire il debito e scambiando le azioni Fiat Spa ormai in mano alle banche con la proprietà degli istituti di credito sull’auto. Nell’estate del 2004, appena assunto l’incarico di amministratore delegato, Marchionne potrebbe insomma comportarsi da commissario liquidatore lasciando che «put» e credito convertendo facciano il loro corso. Ma la strada della cessione dell’auto era stata scartata già durante la presidenza di Umberto Agnelli. E la stessa nomina di Marchionne al posto di comando operativo viene letta da tutti come una scommessa sulla possibilità che l’auto possa riprendersi: l’uomo è stato scelto perché ha fama di risanatore, non di liquidatore. Non molti tra gli osservatori esterni, per la verità, credono a un possibile turnaround. Ma qualche segnale positivo comincia a vedersi. Nelle ore immediatamente successive all’annuncio della nomina di Marchionne, il titolo in Borsa sale a quota 6 euro con un balzo del 4,6 per cento. Gli analisti, comunque, sono prudenti: piú che alla possibilità di rilancio della cura Marchionne, il rialzo viene letto come l’apprezzamento della Borsa al fatto che gli Agnelli hanno saputo sostituire in pochissimo tempo l’amministratore delegato dopo l’improvvisa defezione di Giuseppe Morchio.

Continua qui

(da ilpost.it)

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Articoli. Contrassegna il permalink.

Una risposta a LA FIAT MARCHIONNE. Da Torino a Detroit

  1. Pingback: LA FIAT MARCHIONNE. Da Torino a Detroit | Sondrio 24h

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...