Giancarlo Visitilli: “Così racconto il mondo”

Ho sempre pensato che si scrive per urgenza. Di dire qualcosa, raccontare qualcuno che proprio non ce la si fa più a portarsi dentro. Quindi, si scrive perché non si può più aspettare, non si può più tacere. Tale è anche la naturale esigenza della condivisione di quel che si scrive. E poi bisogna trovare le parole “giuste”, quelle “esatte”, “che facciano vendere”. Molto più efficaci, invece, le parole che sappiano esprimere la voce di chi non riesce a parlare.


Ecco perché l’apparente semplicità della vita quotidiana di un micro-mondo, quale può esserlo un’aula scolastica, abitata da una trentina di persone, di estrazione sociale diversa, caratterialmente opposte, dagli interessi svariati, ma sempre le stesse, con cui si alternano, ad ore, una dozzina di adulti, uomini e donne, come me docenti, possono diventare le “urgenti” storie da raccontare. Perché “si parla sempre di scuola, in rapporto ai vostri diritti di docenti. E di noi alunni, quando si parla?”. Ed ecco che, ormai cinque anni fa, sulle colonne di questo giornale, nacque una rubrica settimanale, “In cattedra” (con un riferimento affettuoso a Domenico Starnone), per la quale il non sempre facile tentativo è quello di dar voce ai veri protagonisti della scuola, quelli che sulle carte chiamiamo con un termine da paura: i nostri utenti.

È stridente l’aggettivo possessivo, accanto al nome che può indicare tutto e niente. Più niente che le persone di cui la rubrica in questione racconta: storie di bambini, adolescenti e ragazzi, studenti che, nel quotidiano di un’aula, vivono la bellezza di una scommessa. Dare un senso a quello che si studia e si vive, accanto a compagni di viaggio, “che se ci pensiamo, restano più ore dei nostri genitori con noi, durante le nostre giornate”. E il passaggio da una semplice rubrica ad un romanzo è dettato da un’altra urgenza: racchiudere e contenere, in un centinaio di pagine circa, soprattutto quelli che nella scuola si ricordano per il loro numero di “annotazioni, sospensioni, richiami”.

D’altronde, in genere, i romanzi raccontano storie di vinti. Io ho voluto racchiudere in E la felicità, prof? ventinove storie, per lo più di “sconfitti” dal mondo della scuola. È questo che intendevo e in un certo senso è quello che l’editore Einaudi mi ha chiesto di fare, dopo aver letto quelle stesse storie settimanalmente sull’edizione barese di Repubblica. La materia del romanzo attinge forza e coraggio dalle vite di bambini e adolescenti che ho realmente incontrato nella mia dozzina d’anni di insegnamento, in diverse scuole. Raccontandole, io stesso ho fatto l’esperienza e la scoperta di come ogni storia, in realtà, altro non svela, se non una profonda “ricerca di felicità”. Quella per cui si scrive, la stessa per la quale si dovrebbe leggere e informarsi.

La felicità, da cui la scuola non può assolutamente prescindere. È come se rispetto alle migliaia di storie di alunni, fra quelli di cui sono stato il loro professore di Italiano, avessi avvertito l’importante esigenza di raccontarne il vissuto di alcuni, in modo particolare. Perché da tale vissuto potessi imparare ad accorgermi delle mancanze e, attraverso la vita in classe, durante i viaggi d’istruzione, al cinema o in strada, con loro, colmarne i vuoti. Tutto perché la scuola, e per essa la letteratura, la matematica, le scienze e la storia, divenissero una via utile alla felicità.

da (La Repubblica)

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Articoli. Contrassegna il permalink.

Una risposta a Giancarlo Visitilli: “Così racconto il mondo”

  1. Pingback: Giancarlo Visitilli: “Così racconto il mondo” | Sondrio 24h

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...