Mappe del Tempo Linee che portano alla fine del mondo / Una straordinaria Grande Opera Einaudi

DISPONIBILE DA DOMANI PRESSO IL PUNTO EINAUDI DI SONDRIO

Il tempo cosa strana”, canta la Marescialla nel Cavaliere della rosa di Hugo von Hofmannsthal messo in musica da Strauss e poi aggiunge: «Talvolta io l’ odo che scorre – senza sosta. / Talvolta mi alzo nel mezzo della notte,/ e arresto tutti gli orologi, tutti». Traggo la citazione dal bel saggio di Harald Weinrich, Il tempo stringe (Il Mulino) che risfoglio dopo aver letto Cartografie del tempo di Daniel Rosenberg e Anthony Grafton in uscita da Einaudi col sottotitolo Una storia della linea del tempo.

Da una parte il tempo pensato a misura d’ uomo da Aristotele a Heidegger, dall’ altra il tempo inteso come succedersi di eventi e raffigurato da una linea che avanza verso l’ ignoto o, secondo molti, verso la catastrofe finale, l’ Apocalisse biblica coniugata in mille modi dai millenaristi, fino all’ esempio recente del calendario Maya. Cartografie del tempo è un insolito e fascinoso libro da leggere ma anche, e forse soprattutto, un libro da guardare, poiché per la prima volta racconta la storia delle rappresentazioni del tempo, attraverso più o meno ingegnosi raggruppamenti di date e di fatti disposti in modo da facilitarne la lettura e l’ apprendimento. «La metafora lineare», scrivono gli autori, «è onnipresente anche nelle più banalie quotidiane rappresentazioni del tempo: almanacchi, calendari, diagrammi…» Saul Steinberg disegnò nel 1970 una specie di calendario dal 1932 al 1970. Molti popoli hanno escogitato particolari meccanismi per raccontare il succedersi degli eventi, ancorandoli a un dato certo. Ebrei e Persiani usavano le liste dei re, i Greci le tavole delle Olimpiadi, i Romani le liste dei consoli. «La Storia è il corpo», scrisse Alexander Ross, «ma la Cronologia è l’ anima della scienza storica». Con l’ evolversi della geografia era inevitabile che la descrizione degli eventi fosse distribuita attraverso cartografie sempre più precise, unendo luoghi e fatti che li riguardavano. E con l’ evolversi delle idee sulla storia, anche le rappresentazioni mutarono: nel Settecento, quando si andava affermando il concetto di una storia progressiva, lo scienziato e teologo inglese Joseph Priestley pubblicò il suo A Chart of Biography che in qualche modo metteva in forse la linearità del tempo, considerata un semplice ausilio meccanico per la conoscenza della storia, e non un’ immagine della storia stessa. In quegli stessi anni Laurence Sterne pubblicava il suo stravagante capolavoro, Vita e opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo ricco di diagrammi che illustrano la storia della vita del protagonista: una storia che non si può ridurrea una traccia lineare visto che vive di continue digressioni. Priestley e Sterne rappresentano dunque una svolta critica circa la raffigurazione del tempo, ma per moltissimi secoli i problemi erano stati di ben diverso genere. Fu il teologo del IV secolo Eusebio di Cesarea a comporre la Cronaca che doveva servire da modello a tanti altri, che la migliorarono e la integrarono, ma restando abbastanza fedeli all’ originale. Eusebio aveva letto la Bibbia in greco e aveva utilizzato poi la Bibbia multilingue approntata da Origene, costruita con colonne diverse che permettevano un confronto diretto tra la Bibbia degli ebrei greci e quella degli ebrei palestinesi, confronto che rivelava numerose e spesso insospettate diversità. Eusebio mise in colonna raffrontandole le storie degli Assiri, Egizi, Persiani, Greci e Romani. I popoli ascendevano e cadevano, sembrava voler dire Eusebio, ma Roma aveva unificato il mondo giusto in tempo per l’ arrivo del Messia. Due secoli dopo Cassiodoro descrisse la Cronaca come «un’ immagine della storia». San Girolamo la tradusse in latino e infiniti copisti la tramandarono. Nella Cronaca c’ era, per quanto possibile, la realtà della storia, ma anche una visione provvidenziale del mondo, che ancorava l’ evoluzione degli eventi al dettato biblico. Per molto tempo la preoccupazione dei compilatori di mappe storiche fu quella di identificare un punto di inizio e talvolta, come abbiamo già accennato, anche un punto finale. L’ inizio veniva spesso legato al diluvio universale, evento che annulla l’ umanità esistente, salvo la famiglia di Noè e fa ripartire la storia. Con qualche problema che venne a lungo dibattuto: quanto tempo durò la ripopolazione del mondo? Comunque la data del diluvio venne fissata intorno al Quattromila avanti Cristo, ma era un arbitrio che più tardi causò non pochi imbarazzi. Venne fuori, per esempio, che gli Egiziani e i Cinesi avevano una storia molto più antica del diluvio stesso, come potevano testimoniare, specie dalla Cina, gli stessi padri gesuiti. Che il Diluvio fosse dunque un evento locale, relativo soltanto alla storia degli ebrei? Inoltre il progredire degli studi astronomici metteva in luce come nessun evento celeste si potesse connettere con il diluvio o con la costruzione della Torre di Babele. Il gesuita Francesco Bianchini, che era un esperto astronomo, si incaricò di vagliare la faccenda e dovette ammettere che la cronologia degli eventi più antichi era destinata a rimanere imprecisa. Escogitò allora un nuovo sistema di valutazione: invece di rifarsi alle eclissi che gli ebrei non avevano ricordato, mentre i cinesi sì, cercò di utilizzare i reperti archeologici per stimare lo scorrere del tempo. Nella sua Istoria universale abbondano figure appoggiate a colonne, archi, e via seguitando. Ma sono molte le figure che animano le cronologie e le cronografie: l’ immagine del profeta Daniele, per esempio, o un enorme drago che rappresenta il quarto millennio, nella Storia universale di Johann Buno (1672). Il visionario Gioacchino da Fiore divideva la storia in periodi: tre grandi epoche, di cui l’ ultima, dominata dallo Spirito Santo. Gioacchino meditava il futuro.A diversi secoli di distanza Giambattista Vico si prese l’ incarico di sottoporre a critica le antiche credenze divulgate da Eusebio. Uomini e fatti mai esistiti, decretò Vico, furono immaginati per vanità da chi era a caccia di nobili antenati. Gli antichi non sapevano nulla degli inizi del mondoe dunque inventavano. Uno che certamente inventò molte cose di sana pianta fu un certo Annio di Viterbo, letterato e falsario. Sembra una simpatica canaglia. Nel 1498 pubblicò una serie di ventiquattro testi con commento e tavole genealogiche compilate in modo da compiacere i suoi mecenati. Papa Alessandro VI Borgia si trovò a discendere da Iside e Osiride e i Longobardi ebbero un passato che li collocava all’ origine del mondo (i leghisti non si sono comportati molto diversamente). Il grande viaggio nelle cartografie del tempo, di cui qui si è data un’ idea inevitabilmente succinta, arriva fino ai nostri giorni. Una cronologia della storia dell’ arte contemporanea è stata ideata per la nascita del MoMa di New York e molte sono le linee del tempo anche negli anni Duemila. Il tempo simultaneo del telegrafo fu disegnato nel 1912 grazie agli apparecchi in uso sulle navi in quel momento. C’ era anche il Titanic, ma sapere dov’ era non bastò a salvarlo. La linea del tempo, non spiega il Tempo, ma questo lo sappiamo da sempre

Paolo Mauri (La Repubblica)

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