Open, il libro di Agassi rinasce dal passaparola

Per un fuoriclasse senza tempo come Andre Agassi, risorgere dalle ceneri come l’araba fenice è una cosa normale. Dunque non stupisce che anche la sua ultima impresa, non tennistica ma editoriale, la pubblicazione nel 2011 dell’autobiografia “Open”, abbia seguito le orme della stessa imprevedibile parabola che per 20 anni è stata la sua storia professionale: il successo, la crisi e poi di nuovo la vittoria.

Il libro che racconta la storia irripetibile di un atleta irripetibile, pubblicato da Einaudi nella collana “Stile Libero” con la supervisione stilistica del giornalista J.R. Moehringer, al suo debutto in libreria, malgrado le opinioni positive della critica, aveva venduto appena 10mila copie. La riscoperta è avvenuta solo vari mesi dopo, grazie ai giornali cartacei e al passaparola del web. E in particolare alle recensioni di due intellettuali nostrani: Alessandro Baricco e Alessandro Piperno. Stesso nome, stessa sconfinata passione per i libri. Stile diverso ma identica capacità di coinvolgere ad ogni frase.

Entrambi hanno molto apprezzato il libro di Agassi. Baricco l’ha inserito tra le cinquanta migliori letture degli ultimi dieci anni nella sua rubrica “Una certa idea di mondo” su questo stesso giornale, e Piperno gli ha dedicato una lunga recensione al Corriere della Sera, dal titolo “Che romanziere questo tennista”. Francesco Longo sul “Riformista” ha scritto che “la biografia di Agassi è la rivelazione di un’anima. Vertiginosa, appassionante e in molti punti commovente. Una grande epopea dal sapore letterario. Per ora il miglior libro del 2011”.

Twitter ha fatto il resto. E dai cinguettii “retweetati” più volte di Daria Bignardi, Valentino Rossi e Jovanotti è partito definitivamente il tam-tam che in poche settimane ha trasformato le 15mila copie della tiratura iniziale nelle 100mila vendute attuali, facendo comparire “Open” nelle classifiche di vendita di tutti i giornali.

Un boom nato dal passaparola, quando nessuno più se l’aspettava. In perfetto stile Agassi. L’uomo che nel tennis ha vinto tutto, uno dei 7 riusciti ad aggiudicarsi tutti e 4 i titoli dello Slam, (insieme a Don Budge, Roy Emerson, Rod Laver, Fred Perry, Roger Federer e Rafael Nadal), il primo a realizzare il Career Grand Slam su tre diverse superfici (prima di Federer e Nadal nel 2009 e 2010, rispettivamente) e il primo e unico tennista ad aver vinto anche la medaglia d’oro del singolare olimpico, il torneo ATP World Championship e la Coppa Davis, di colpi a sorpresa come questo ne ha riservati tanti, al pubblico e a sé stesso.

Dopo gli anni d’oro, dal 1992 al 1995, e la fine del chiacchieratissimo matrimonio con la modella e attrice Brooke Shields, che strappa via un pezzo del campione di un tempo, Agassi sembra finito. Ma lui non si dà per vinto, si rimette in forma, e tra il 1999 e il 2003 torna ai vertici, più stimato e amato di prima. Complice un secondo matrimonio con un’altra supercampionessa, prima amica e poi moglie, la bionda e muscolosa Steffi Graf.

Il ritiro del 2006 avrebbe dovuto mettere fine ai tormenti di André ma lui non è tipo da uscire di scena in silenzio. E al momento di andarsene sciocca i colleghi ammettendo di aver fatto uso di anfetamine durante le partite, lascia a bocca aperta il pubblico rivelando che la sua folta criniera è in realtà un parrucchino posticcio e – soprattutto – confessa ai giornali di aver sempre detestato lo sport cui ha dedicato la vita.

Sei anni dopo, la rockstar del tennis, come lo definì negli anni ’80 l’allenatore e commentatore tv John Patrick McEnroe, ci riesce di nuovo. A stupire, a risalire, a far parlare di sé. Arrivando a conquistare un terreno sconosciuto, dominato da intellettuali e classifiche editoriali. Nella lunga partita tra l’atleta perfezionista e combattivo e quello fragile e controverso, alla fine vince sempre l’Agassi “open”. Perché per lui non è mai detta l’ultima parola. Nemmeno quando è scritta in un libro.

Sara Ficocelli (da La Repubblica)

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