INSOLITA STORIA DI UNA VITA NORMALE

Con il suo struggente “Insolita storia di una vita normale” il direttore del Teatro Stabile Carlo Repetti ha vinto la quattordicesima edizione del “Premio Città di Cuneo” per l’opera prima.

Il lungo racconto – edito da Einaudi – è il romanzo di una vita fra due continenti, due secoli, due generazioni: i critici ne hanno parlato molto bene, sottolineando l’attenzione dell’autore tanto nella descrizione dei personaggi quanto in quella delle atmosfere, fra Genova e il Sud America e molto bene sono andate finora anche le vendite.

Per Repetti un successo davvero notevole: erano in corsa anche le opere prime di scrittori come Marco Presta, Francesco Pinto e Mariapia Veladiano. Nelle scorse edizioni hanno vinto autori del calibro di Andrea Molesini, Michela Murgia, Vauro Senesi.

Carlo Repetti INSOLITA STORIA DI UNA VITA NORMALE

L’incantata giovinezza in Sud America di un figlio di emigrati ai primi del secolo scorso; il suo viaggio di ritorno a «riveder le stelle dell’altro polo»; una contrastata vocazione religiosa; l’esperienza della guerra; il secondo Novecento trascorso a prendersi cura degli uomini; la fine del millennio.
Il romanzo di una vita fra due continenti, due secoli, due generazioni.

«Un vecchio di ottant’anni parla a suo figlio, un uomo di quaranta. Sono seduti su un basso muretto alle spalle di una spiaggia, là dove la città incomincia. È la fine di settembre.
Il padre parla guardando verso il filo dell’orizzonte, come se le cose che racconta potesse vederle davvero, in un film lontano proiettato là in fondo. E in effetti quei ricordi arrivano da una terra molto distante e da un tempo lontano».
Inizia così il racconto fra reale e immaginario della vita di un uomo che ha attraversato tutto il secolo scorso, il Novecento.
È un viaggio quotidiano e mitico, ironico e doloroso, un viaggio di formazione che un padre trasmette al figlio raccontando, assieme alla sua, le mille altre esistenze che costruiscono la storia degli uomini.
Una vita narrata «come in un film», un alternarsi di scenari diversi fra loro: la casa americana in cui il protagonista è nato, figlio di emigrati; il viaggio col padre ai confini del deserto di Atacama alla scoperta del mondo; la nave del ritorno da cui vede per la prima volta il canale di Panama e le nuvole; il convento, luogo di pace e di dolore; i vicoli di Genova in cui esercita la professione di medico «fra i vivi che non sanno aspettare»; i fuochi d’artificio che festeggiano il millennio che finisce.
Una vita nel «secolo breve» ma un lungo viaggio nel mondo, «su e giù fra l’inferno e il paradiso».

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