UN CAPOLAVORO: Juan Rulfo, La pianura in fiamme

Lei penserà che io giri sempre intorno a una sola idea. Ed è cosí, sissignore… Stare seduti sulla porta, a guardare il sole che viene su e poi va giú, alzando e abbassando la testa, finché pian piano le molle cedono e tutto rimane fermo, senza tempo, come se si vivesse nell’eternità. Questo fanno i vecchi lassú.


Perché a Luvina abitano solo i vecchi e quelli che non sono ancora nati, se mi capisce… E donne senza forze, che quasi non si muovono da tanto magre che sono. I bambini nati lí ormai se ne sono andati… Il sole non è ancora sorto per loro che già sono uomini. Spiccano il salto dal petto della madre alla zappa, se mi capisce, e spariscono da Luvina. Cosí stanno le cose lassú. Rimangono solo i vecchi e le donne sole, o con un marito che se ne va in giro Dio solo sa dove… Vengono di tanto in tanto come i temporali che le dicevo; si sente un mormorio in tutto il paese quando ritornano e una specie di mugugno quando se ne vanno… Lasciano il fagotto delle provviste per i vecchi e piantano un altro figlio nel ventre delle mogli, e poi nessuno ne sa piú niente fino all’anno dopo, a volte mai… È l’usanza. Lí dicono la legge, ma è la medesima cosa. I figli passano la vita a faticare per i padri come i padri hanno faticato per i padri loro e come chissà quanti altri che sono venuti prima e che hanno obbedito a quella stessa legge…
Intanto, i vecchi li aspettano e aspettano il giorno della morte, seduti sulla porta di casa, con le braccia abbandonate, tenuti su solo da quella grazia che è la gratitudine del figlio… Soli, in quella solitudine di Luvina.

Juan Rulfo, da Luvina, in La pianura in fiamme

***

«C’è sempre qualcuno che ascolta il racconto di questi uomini del Messico, perché essi si rivolgono esplicitamente a un tu, ma questo qualcuno non appare mai o quasi mai. È il gesto piú implicito, ma forse piú forte con il quale Rulfo trasforma definitivamente i suoi racconti messicani in storie degli uomini per gli uomini. È semplice: quell’ascoltatore assente siamo noi che leggiamo. Tutti noi».

Dalla prefazione di Ernesto Franco

***

Esiste una categoria di scrittori che dopo aver regalato alla letteratura alcune opere straordinarie, a un certo punto scelgono il silenzio. Sono quelli che Enrique Vila-Matas, nel suo Bartleby e compagnia, chiama «scrittori del no», «esseri che ospitano dentro di sé una profonda negazione del mondo». Alla domanda «perché non scrivi più?» possono tirar fuori le scuse più disparate, dal tautologico «perché no» a elaborate spiegazioni filosofiche.
Ma la risposta migliore, racconta ancora Vila-Matas, è quella che sfoderava Juan Rulfo: «Purtroppo è morto zio Celerino, quello che mi raccontava le storie». Con grande probabilità non era mai esistito nessuno zio Celerino, ma, come scrive Ernesto Franco nella prefazione a La pianura in fiamme, «Juan Rulfo è stato ed è uno scrittore circondato da leggende».

Due soli libri considerati tra i più alti capolavori della letteratura sudamericana, uno nel 1953 e uno nel 1955, e poi trent’anni di silenzi ostinati, fino alla morte avvenuta a città del Messico nel 1986. Una parentesi letteraria durata tre anni nell’arco di una vita intera. Può essere sufficiente a includere Juan Rulfo tra i più grandi autori del Novecento? Verrebbe da scuotere la testa, se non fosse che con le sue due uniche opere, La pianura in fiamme e Pedro Páramo, ha inventato un modo completamente nuovo di raccontare la sua terra, uno sguardo che, come scrive Ernesto Franco, è «vicino ai fatti, alla storia vissuta dal basso, dai contadini, dalla povera gente abbandonata nel mondo e nel tempo», ma è insieme libero da ogni tentazione regionalista, spogliato di ogni folclore. Nei racconti de La pianura in Fiamme, come in Pedro Páramo, l’apparente linearità della narrazione si apre alle logiche del sogno, e seguendo i personaggi di Rulfo, pur così realistici, resta il sospetto che siano fantasmi travestiti da uomini.

Se esiste il realismo magico ispano-americano – è stato detto molte volte – lo si deve a Juan Rulfo, che ha dimostrato come fosse possibile scrivere una letteratura che fosse insieme «menzogna» e «ricreazione della realtà».

C’è un aneddoto piuttosto famoso nel «repertorio» di Gabriel García Márquez: «Álvaro Mutis salì a grandi falcate i sette piani di casa mia con un pacco di libri, separò dal mucchio il più piccolo e mi disse ridendo forte: “Leggi questa sciocchezza, cazzo, e impara!” Era Pedro Páramo. Quella notte non riuscii a dormire prima di aver finito di leggerlo per la seconda volta». Era il 1961. Subito dopo  Márquez lesse Pianura in fiamme, e poi, per molto tempo, più niente: «Per tutto quell’anno non riuscii a leggere nessun altro autore, – ha raccontato, – perché tutti mi sembravano minori».

Accanto a Márquez, anche Borges, Cortázar, Günter Grass e Susan Sontag – per citare solo alcuni dei nomi più celebri – hanno espresso la loro ammirazione per Rulfo, e nel 2008, nel suo discorso di accettazione del Nobel per la Letteratura, Jean-Marie Gustave Le Clézio ha dedicato il premio, tra gli altri, a Rulfo e alle sue opere.

A ventidue anni dalla prima pubblicazione , La pianura in fiamme torna in catalogo nella nuova traduzione di Maria Nicola per le Letture Einaudi. Diciassette racconti straordinari che reinventano in forme sempre nuove i temi eterni dell’amore, della vita e della morte, e ci parlano con una lingua fortemente legata all’oralità ma insieme raffinata e poetica.
Sullo sfondo di un paesaggio fatto di pianure desertiche e villaggi quasi abbandonati, in balia del sole, della pioggia, del vento – tutti ugualmente violenti, tutti ugualmente intollerabili – prendono i vita i racconti messicani di Juan Rulfo, che, liberi di storia e di cronologia, diventano «paesaggio universale della condizione umana».

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Articoli. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...