Le novità Einaudi della settimana

È l’estate del 1986, Maurizio ha dieci anni e non vede l’ora che comincino le vacanze per trascorrere l’estate dai nonni a Crabas, il luogo felice dell’infanzia, dove ogni anno ritrova Franco e Giulio, compagni di biglie e di avventure, superbi narratori di storie di fantasmi e instancabili cacciatori di libellule. Ma l’arrivo di un nuovo parroco – un prete venuto da fuori, pronto a sfidare le tradizioni e a fondare una nuova parrocchia – scatenerà tra gli abitanti di Crabas, così fedelmente devoti alla chiesa di Maria Assunta e alla processione del Santo e della Santa, una vera e propria guerra di paese, combattuta a colpi di Salve Regina.


Vincitrice del Campiello nel 2010 con Accabadora, autrice di Ave Mary per Stile Libero e da poco in libreria con Presente (scritto con Andrea Bajani, Paolo Nori e Giorgio Vasta), Michela Murgia torna alla narrativa, e ci regala con L’incontro un’irresistibile storia di formazione, tra momenti di comicità surreale, parroci vendicativi, ginocchia sbucciate e rocamboleschi inseguimenti tra santi. L’avventura appassionante di un bambino che, quando tutti gli altri sembrano averlo dimenticato, parte alla ricerca del significato più autentico della parola «noi».

Il secondo attesissimo ritorno di questa settimana riguarda invece la narrativa straniera: esce per Stile Libero il romanzo Acqua buia di Joe R. Lansdale. Quando Sue Ellen ritrova May Lynn annegata nel fiume Sabine con una macchina da cucire legata ai piedi, decide di fare di tutto per realizzare – almeno simbolicamente – il sogno dell’amica di fuggire a Hollywood. Forniti di un bel gruzzolo trovato grazie a una mappa disegnata dalla stessa May Lynn, Sue Ellen e due amici si imbarcheranno in un viaggio folle per accompagnare le ceneri della ragazza fino alla California, cercando di sfuggire a poliziotti corrotti, parenti avidi e un assassino spietato, un «orco» che vive da sempre nei boschi e mozza le mani alle sue vittime. Dopo Cielo di sabbia, omaggio all’America di Steinbeck, Joe R. Lansdale racconta la fuga a rotta di collo di tre ragazzi dal Texas degli anni Trenta alla Mecca del cinema. Definito da Dan Simmons «il romanzo americano più potente, autentico e perfetto dai tempi di Huckleberry Finn», Acqua buia è un libro scanzonato e imprevedibile, salutato negli Stati Uniti come il capolavoro di Joe R. Lansdale.

Ancora per la narrativa straniera, esce nei Supercoralli Oggi sono tua, antologia che mette insieme i migliori racconti tratti da Bad Behavior, Because They Wanted To e Don’t Cry di Mary Gaitskill. Candidata nel 2005 al National Book Award, la grande autrice americana ci racconta le umane fragilità obbligandoci a posare lo sguardo sui nostri corpi, sui rituali che li santificano e su quelli che li degradano. Masochismo, sadismo, violenza, dipendenze, ma anche l’invecchiamento e la malattia, la sessualità scoperta o rifiutata: questi gli ingredienti con cui al suo esordio, nel 1988, si era guadagnata l’appellativo di dark lady della letteratura americana, gli strumenti attraverso cui Gaitskill indaga l’universo infinitamente complesso del dolore umano. «Storie di irriducibile genialità per il ritmo e la folgorante bellezza di certi attimi che ti colgono alla sprovvista, – ha scritto Alice Munro. – Una felicità per chi legge».

Torniamo invece da Stile Libero che, dopo Per mano mia, ripropone i quattro precedenti romanzi di Maurizio de Giovanni. Nella Napoli degli anni Trenta, attraversiamo quattro stagioni insieme a Ricciardi, commissario malinconico che risolve i casi più inspiegabili con la sensibilità profonda di chi sa ascoltare. Quattro indagini avvincenti arricchite in questa nuova edizione da testi inediti nei quali l’autore dialoga con i suoi personaggi.
Nel primo libro della serie – Il senso del dolore – De Giovanni «incontra» lo stesso Ricciardi, investigatore che ha il dono di ascoltare le ultime parole dei morti, mentre in La condanna del sangue l’inedito è dedicato al brigadiere Maione. Ne Il posto di ognuno e Il giorno dei morti, invece, De Giovanni dialoga con Bambinella – il femminiello protagonista di una torrida estate napoletana – e con il dottor Modo, al centro della sorprendente indagine autunnale.

A chiudere la proposta della narrativa italiana, tornano in libreria, negli Einaudi Tascabili, i Momenti di trascurabile felicità di Francesco Piccolo. Ricordarsi esattamente dove eravamo mentre leggevamo un libro. Vagare di notte per la città vuota in una particolare e perfetta settimana d’agosto. Salire sul treno e sperare di trovare qualcuno al proprio posto. Il sollievo di poter stare seduti mentre gli altri si avventano su un buffet, perché un amico si è offerto di andarci a prendere qualcosa. Accompagnare al bancomat qualcuno che si conosce da una vita e non sentirsi obbligati a fare un passo indietro. Debolezze, segreti inconfessabili, lampi di gioia, piaceri intensi, volatili e irriverenti. Piccolo compone un mosaico di situazioni quotidiane e divagazioni piene di ironia, irresistibile perfidia, divertimento e stupore. Momenti luminosi, per un tagliente e limpido catalogo dell’allegria di vivere. «Le trascurabili felicità di Piccolo – ha scritto Michele Serra – consistono nell’arte di riconoscersi. Di sentirsi nei propri panni. Di accettarsi non perché ci si stimi incondizionatamente, ma al contrario perché si arriva a possedere il codice di se stessi anche attraverso i difetti e le debolezze».

Per la saggistica, la PBE propone Metafisica della peste di Sergio Giovone, che in dodici capitoli prova a raccontare il morbo più celebre della storia e della letteratura. Da McCarthy a Lucrezio, a Camus, a Poe, a Leopardi, Givone mette insieme voci recentissime e antiche per raccontare la peste, questo «fenomeno naturale, che però non può essere spiegato su base puramente naturale». La peste, ci dice Givone, ha in sé una dimensione di trascendenza che ha a che fare con la colpa e con il destino. Costruire la sua metafisica significa raccogliere le infinite declinazioni di un’unica domanda, quesito fondamentale di ogni filosofia: perché siamo al mondo, se poi dobbiamo morire?

Chiudiamo infine, ancora per la PBE, con Dopo la fotografia di Fred Ritchin. Docente di Fotografia e Imagin alla New York University e direttore di PixelPress, Ritchin esamina in questo libro i modi in cui l’avvento del digitale ha modificato drasticamente il nostro rapporto con le immagini fotografiche. Sulle orme di John Berger e Susan Sontag, ci guida alla scoperta delle potenzialità di un mezzo in continua evoluzione, e si lancia in una sfida difficile quanto necessaria: portare alla luce i nuovi meccanismi che regolano l’incessante produzione di immagini e ipotizzare gli scenari futuri. Solo così, ci spiega Ritchin, possiamo evitare di diventarne schiavi inconsapevoli.

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