Le novità Einaudi della settimana

Sono passati tre anni dalla pubblicazione di Elegia per un americano, e finalmente Siri Hustvedt ci regala un nuovo romanzo, in uscita per i Supercoralli.

Abbandonata dal marito – neuroscienziato newyorkese – per una giovane collega francese, la poetessa Mia reagisce con uno spettacolare crollo psicotico. Dopo una settimana in ospedale, tornare ad abitare nella casa dove la coppia ha trascorso gli anni «felici» del matrimonio sembra impossibile, e Mia decide di regalarsi una «vacanza» salutare: L’estate senza uomini che dà il titolo al romanzo. La sua meta è Bonden, Minnesota, cittadina di provincia dove è cresciuta, e dove sua madre trascorre la vecchiaia in una casa residenziale per anziani. Lì Mia si ritroverà alla prese con un gruppo di ottuagenarie particolarmente vispe – dedite al ricamo di scene pornografiche su coperte patchwork e protagoniste di una vita sentimentale molto più intensa della sua – e con una classe di perfide poetesse adolescenti, che tra confidenze non richieste, piccoli intrighi e grandi conflitti le sveleranno l’esistenza di un mondo tutt’altro che idilliaco, ma decisamente più ricco e coinvolgente dell’ambiente intellettuale sofisticato che era abituata a frequentare a New York. Grazie a loro, e alle lettere misteriose di un certo signor Nessuno, Mia riscoprirà la passione per la poesia e soprattutto si accorgerà di essere «necessaria», degna di essere amata e capace, a sua volta, di amare. Una storia imprevedibile, ironica e delicata, una meditazione sul senso del matrimonio ma, soprattutto, una raffinatissima commedia romantica.

Esce invece nei Coralli La repubblica di Wally, di Suzanne Ruta. A venticinque anni dall’esordio (la raccolta di racconti Stalin in the Bronx and other stories, segnalata tra i «New York Times Notable Books of the Year»), Ruta, che da allora si è dedicata alla traduzione e al giornalismo culturale, torna con un primo romanzo romantico e battagliero. È il 1961 e «La Repubblica di Wally» è una stanza di un appartamento a Cularo, nelle Alpi francesi. È la stanza in cui Louise – newyorkese, arrivata in Francia per studiare – e Wally – scappato dall’Algeria in guerra – si chiudono giornate intere per fare l’amore. È anche la stanza in cui Wally insegna a Louise la storia della Francia e il francese di strada, è il posto in cui cucinano, parlano di politica e di religione, dei film di Godard e dell’amore che da solo basta a nutrirli, e tenerli lontani dalla violenza, dalle proteste, dalla guerra che devasta l’Algeria. La Repubblica di Wally è la loro patria comune, la nazione di cui sono insieme cittadini e governo, un luogo in cui anche gli errori si fanno a cuor leggero, perché lì dentro non c’è spazio per la colpa. Finché sarà il tempo, quarant’anni dopo, a presentare il conto.

Novità assoluta nel catalogo Einaudi, Stile Libero presenta uno dei più celebri reportage narrativi mai scritti: il match più famoso nella storia del pugilato raccontato da uno dei maggiori intellettuali del secondo Novecento: Norman Mailer. Era il 1975 quando Muhammad Ali, alias Cassius Clay, affrontò sul ring di Kinshasa il campione dei pesi massimi George Foreman. Mailer segue la preparazione dei pugili nelle due settimane che precedono l’evento, descrive il clima di tensione tra i due rivali che si fa via via sempre più forte, fino all’indimenticabile combattimento. La sfida racconta il confronto epico tra due uomini, e tra due modi concepire la boxe, la politica, la vita stessa.

In attesa del romanzo Acqua buia, che Joe R. Lansdale presenterà presto in Italia, torna – raccolta per la prima volta in un unico volume, in uscita nei Super ET – la sua trilogia-capolavoro Drive-in, una miscela esplosiva di horror, fantascienza e comicità che contiene tutti i temi principali dell’autore texano. Nel più incredibile drive-in mai esistito, gli spettatori della Grande Nottata Horror si trasformano all’improvviso, e loro malgrado, nei protagonisti di un’avventura da incubo: sotto un cielo senza più stelle, in balia del malvagio Re del Popcorn, sono prigionieri di quello che è ormai un vero e proprio lager, costretti a nutrirsi di schifezze e a guardare e riguardare La notte dei morti viventi. Nel secondo libro, i sopravvissuti si aggirano in una Terra ormai irriconoscibile, ma è nel terzo capitolo che la trilogia raggiunge l’eccentricità assoluta, catapultandoci in un mondo in cui coesistono orrori straordinari e straordinarie meraviglie. «Un microcosmo fantastico e delirante, – ha detto Niccolò Ammaniti – dove l’uomo mostra la ferocia primordiale nascosta sotto una fragile scorza».

Angeli e insetti di A. S. Byatt è il secondo titolo riproposto questa settimana nei tascabili: Morpho Eugenia e L’angelo coniugale sono due racconti di rara felicità narrativa, che si muovono sul confine sottile che separa la realtà dall’immaginazione. Un libro costruito con elegante compostezza, eppure percorso da passioni violente, sullo sfondo affascinante dell’Inghilterra vittoriana.

Negli ET Pop Elena Loewenthal ci sorprende con un esperimento divertente e originalissimo: Appassionata di cucina, strenua sostenitrice delle porzioni abbondanti, ben poco convinta dagli «sbaffi di sugo dai colori fosforescenti» e dai fili di erba cipollina messi di sbieco su minuscoli tranci di pesce, l’autrice si avventura in un gioco culinario che è, allo stesso tempo, una rilettura dei piatti classici della tradizione e un nuovo modo di raccontare, condividere e costruire ricette. Tra polpettoni di tonno, torte all’amaretto, agnolotti di zucca e parmigiana di melanzane, Il mio piatto forte ci propone una cucina «espansiva, cordiale, affabile. Incapace di starsene per i fatti suoi», una cucina loquace, fatta di amici che si scambiano consigli e curiosità su Facebook per reinventare, scovare idee nuove e assaggiare in modo «virtuale», ma convincente. Sessantacinque ricette presentate in punta di mouse, per allontanarsi da salsine incomprensibili, impiattamenti pretenziosi e saccenti gastronomi e tornare a cucinare con passione, in un allegro viavai tra i fornelli e i social network.

Torniamo invece in Stile Libero con John Lloyd e John Mitchinson, che dopo i bestseller Il libro dell’ignoranza (2006) e Il libro dell’ignoranza sugli animali (2008) riprendono la loro lotta contro la tenace e scoscesa «Montagna dell’ignoranza», cumulo apparentemente inesauribile di falsi miti, leggende metropolitane, fatti pseudoscientifici e storie campate per aria ma accettate – quasi da tutti – come verità incontrovertibili. Con la consueta ironia e con il rigore che da sempre li contraddistingue, «i due John» hanno scelto di continuare nella loro intelligentissima e graffiante opera di demolizione del luoghi comuni, portandoci alla scoperta della verità su tutto quello che già pensavamo di conoscere. Che probabilità avete di sopravvivere a un incidente aereo? Qual è il modo migliore di pesare la propria testa? Dove comincia la coda di un serpente? Perchè dovreste evitare le noccioline sul bancone dei bar? Perchè Giulio Cesare portava una corona d’alloro? Cos’ha di tanto speciale la sezione aurea? Tra storia, zoologia, arte, scienza e geografia, Il secondo libro dell’ignoranza è una celebrazione della curiosità – come scrive Stephen Fry nell’introduzione al volume -, ma anche una rivincita del Sapere e dei fatti su supposizioni e leggende.

Infine, in una preziosa edizione fuori collana, arricchita dai disegni dell’autore, Giuliano Scabia presenta i suoi Canti del guardare lontano. Il vento, il paesaggio, bestie, le piante, il cielo, gli dei: ancora una volta Scabia coglie l’essenza creaturale e divina della realtà quotidiana, e ce la racconta con una lingua miracolosa, semplice e profonda come la favola o il mito. «Poeta estroso, cordiale e raffinato, con il suo sublime dal basso, capace di convocare tutti i tempi e tutti i luoghi della poesia, tutti i poeti da Orfeo in poi, con la sua chioma candida e il viso da eterno ragazzo, attento e stupito dalla meraviglia dell’attimo e dal mistero dei giorni e della spedizione umana»: così lo descrive il poeta e critico Gianni D’Elia. E prosegue: «Egli è leggero, ma per gravità, profondo […]. Così, come un Palazzeschi che non si diverta, ma che si emozioni, è soprattutto capace di far passare negli altri l’emozione, e cioè di commuoverci e rallegrarci».

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