Le novità Einaudi della settimana presso il Punto Einaudi di Sondrio

C’era da aspettarselo: che Lelio Luttazzi – già compositore e interprete, attore, regista e conduttore, direttore d’orchestra, vero e proprio mito dello spettacolo italiano – avesse un romanzo nel cassetto è una notizia che sorprende fino un certo punto.

Quello che non ci si poteva aspettare, invece, è che il suo «manoscritto ritrovato» potesse essere questo. Perché a dispetto dell’aria signorile e della sua raffinata indolenza, il Luttazzi scrittore si rivela meravigliosamente scatenato, con questa storia a metà tra il romanzo libertino e l’autobiografia, la farsa e il coltissimo divertissement.
Sullo sfondo dell’Italia fascista, Oberdan Baciro si consuma sin dall’infanzia dietro all’incomprensibile mistero dell’altro sesso. E non è certo la psicologia femminile che gli interessa, ma quell’altro mistero, decisamente più carnale, che si cela sotto le gonnelle delle già maliziose coetanee… Che si tratti delle sue dita sui tasti del piano, o della prosa scanzonata con cui dipana la parabola disastrosa de L’erotismo di Oberdan Baciro, il maestro Lelio Luttazzi conquista con la sua inconfondibile leggerezza. A due anni dalla sua scomparsa, scopriamo in queste pagine la sua «composizione» più sregolata, inattesa, irresistibile.

Arriva invece da Stile Libero Respiro corto, con cui Massimo Carlotto, dopo il grande successo delle indagini dell’Alligatore, si sposta dallo scenario malavitoso del Nordest italiano e ci regala una storia dall’intreccio perfetto che supera i confini del nostro paese e racconta l’ascesa fulminea di una nuova «razza» di criminali.
Zosim, Sunil, Giuseppe e Inez si conoscono a Leeds, alla facoltà di Economia. Sono brillanti, colti e spregiudicati, già pronti a lasciarsi alle spalle i piccoli traffici delle rispettive famiglie per pensare in grande, senza le zavorre e le tradizioni del vecchio crimine. Perchè la Dromos Gang non ha solo un piano folle e geniale, ma anche l’orgogliosa arroganza di una nuova generazione di banditi, che sa di potersi prendere tutto, fosse anche un’intera città. Dalla finanza alle scorie radioattive, fino ai flussi immateriali del denaro che circola abbattendo ogni frontiera, Marsiglia diventa teatro di una guerra crudele e affascinante tra il boss di lunga carriera Armand Grisoni e i gangster rampanti del nuovo corso: uno scontro che trasformerà il porto francese nell’epicentro di una ragnatela di intrighi e violenza che cambierà per sempre la faccia della malavita.

Ancora per Stile Libero, è in libreria lo struggente memoir Il senso dell’amore di Alix Kates Shulman. Lei e Scott York si mettono insieme al college, poi, come spesso accade, si perdono di vista. E si ritrovano molti anni dopo, lei scrittrice, attivista, femminista, lui scultore. Il loro matrimonio è perfetto, basato sull’autonomia e rafforzato da tante passioni comuni. Finché un giorno Scott batte la testa, e la sua memoria a breve termine scompare. Per Alix Kates Shulman è l’inizio di un percorso faticoso attraverso il quale trovare una forma nuova per una relazione che il rischio della morte ha rivelato ancora più preziosa.

Un’altra «vita vera» è quella raccontata da Agata Tuszynska, scrittrice e biografa polacca. «A cosa serve una vita così lunga? Alla Liberazione non ho trovato la pace. Non mi hanno permesso di dimenticare. Non ne ho il diritto. Tutti hanno dimenticato e io non posso. Mi biasimano, mi seppelliscono viva, perché so qualcosa che a loro fa paura. Io so». Nel 1941, Wiera Gran cantava al caffè Sztuka del ghetto di Varsavia, accompagnata al pianoforte da Wladyslaw Szpilman, il «pianista» del film di Polanski. Entrambi, contrariamente a quanto accadde alle loro famiglie e ai loro amici, sopravvissero alla guerra e all’Olocausto, ma i loro destini furono molto diversi. La bellissima interprete sarà accusata di collaborazionismo e bersagliata per anni da insinuazioni infamanti – alimentate anche dall’ostinato silenzio di Szpilman – che la condanneranno all’isolamento e la faranno scivolare nella pazzia. In esilio perpetuo e perennemente in viaggio da una città all’altra, Wiera Gran sceglierà alla fine di rinchiudersi in un appartamento buio nel cuore di Parigi, poche stanze polverose e disordinate, stipate di ricordi e foto di scena. E sarà proprio in questa «fortezza» che la Tuszynska  si addentrerà per intervistare l’anziana cantante e ricostruire la sua esistenza…

Arriva nell’Arcipelago l’esordio di Jim Powell, londinese, classe 1949. Due anni dopo la caduta del muro l’Unione Sovietica è in piena dissoluzione, e Feliks Zhukovski, autore dell’unica guida «turistica» ai paesi dell’Est pubblicata in Occidente fino a quel momento, riceve un’offerta straordinaria da un editore americano. Ma per lui, convinto sostenitore dell’ormai ex Blocco sovietico e da sempre attivista e «uomo di sinistra», il dilemma è serio. È l’inizio di un viaggio, fisico e interiore, tra Parigi, Berlino, la Polonia dell’infanzia e la profonda provincia americana, che lo porterà a riscoprire le relazioni fondamentali – rifiutate o perdute – della sua vita: suo fratello, la donna che ha amato e mai più rivisto, e soprattutto sua madre. «Per fare la frittata, – ha scritto il Boston Globe, – è un magnifico romanzo d’esordio… Powell ha ottenuto un risultato raro e notevole: un romanzo in cui narrazione avvincente ed erudizione storica si amalgamano a perfezione».

L’ultima proposta per la narrativa arriva dagli ET: nel centenario della morte di Bram Stoker, torna in libreria Dracula, con un’introduzione di Tommaso Pincio. Amore e morte, scienza e superstizione, futuro e passato, bene e male, si confrontano in questo grande romanzo gotico, mettendoci di fronte ai nostri piú profondi misteri primordiali. Perché «Dracula – ha detto Stephen King – umanizza l’idea del male che arriva dall’esterno rendendolo cosí familiare che possiamo perfino toccarlo con mano».

Nei tascabili riproponiamo anche L’economia giusta, di Edmondo Berselli, con una nuova introduzione di Romano Prodi. L’autore ripercorre criticamente i contributi teorici, le esperienze politiche e di governo piú significative, dall’Ottocento a oggi. Un approccio ibrido che mette insieme economia, sociologia, filosofia e storia, con un linguaggio diretto e suggestivo.
«Sono passati due anni dalla morte di Edmondo – scrive Prodi – e le sue amare riflessioni sono confermate da quanto ogni giorno accade intorno a noi. Lo sforzo di rimettere assieme i cocci del pianeta si dimostra sempre più difficile, mentre non si presenta all’orizzonte nessun intellettuale capace di costruire un nuovo pensiero e nessun leader politico è in grado di proporre un nuovo e credibile progetto di società. Sembra proprio che la crisi si sia mangiata il futuro. Il senso di questo libro è molto semplice: non è possibile costruire il futuro se si continuano a compiere gli errori del passato che ci hanno portato alla crisi».

Torna in libreria questa settimana anche la poesia: esce nella «bianca» Infinita Fine di Cesare Viviani. Nel tentativo di raccontare la vicenda umana, anche quella individuale, con la lingua della natura, Viviani prova a rendere comprensibile il dolore illeggibile e insostenibile per eccellenza: quello della scomparsa definitiva.

Infine, fuori collana esce Filosofia del design di Renato De Fusco. Collegato idealmente alla Storia del design dello stesso autore, pubblicata nel 1985, questo libro prova ad associare le diverse correnti filosofiche ad altrettanti orientamenti del design. L’intento, spiega l’autore, è quello di divulgare i fondamenti della disciplina e insieme riconoscerle una maggiore dignità culturale.

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