Ricordo di Rosario Bentivegna

Passaggi Einaudi
pp. 424  € 20,00

Disponibile presso il Punto Einaudi di Sondrio

Le memorie di uno dei piú importanti protagonisti della Resistenza italiana: dalla scelta antifascista, alla guerra partigiana e all’azione di Via Rasella, fino all’impegno civile, nel dopoguerra, in nome degli ideali di libertà e democrazia.

 

Rosario Bentivegna ci ha lasciati ieri pomeriggio. Se ne va così uno degli ultimi combattenti della Resistenza italiana, che non ha mai amato definirsi un eroe. Forse ora si comincerà a riflettere di più e in maniera più approfondita sullo spessore e sulla complessità della sua vicenda umana e politica; quella di un uomo sensibile, coraggioso, leale, ingiustamente inchiodato ai fatti di Via Rasella per tutto il corso della sua esistenza.
Rosario viveva con grande irritazione il fatto che i partigiani fossero considerati degli eroi e credeva fortemente che la dimensione epica dovesse essere eliminata perché questa cristallizzazione avrebbe fatto della Resistenza un monumento, di quelli che si dimenticano. Per questo nel suo libro di memorie, Senza fare di necessità virtù, aveva voluto raccontare la Resistenza riconducendo i partigiani alla loro dimensione umana, soffermandosi sui loro tormenti, sulle sofferenze, sui drammi interiori e sui dubbi, ma anche sugli entusiasmi giovanili e sulle ingenuità di quelle donne e quegli uomini che, come lui, avevano fatto la scelta dolorosa e carica di responsabilità di impugnare le armi nella lotta al fascismo internazionale. Una scelta necessitata dagli eventi della seconda guerra mondiale, che aveva imposto di misurarsi con l’uso della violenza nella convinzione che fosse giunto il momento di rispondere in maniera definitiva, risoluta e forte alla violenza del fascismo che quella guerra aveva voluto, esponendo i cittadini ai suoi effetti.
Quella scelta, compiuta con lui da molte migliaia di giovani tra l’autunno del ’43 e i primi mesi del ’44, poi esplosa in quella che venne definita l’ “estate partigiana” del 1944, lo ha guidato con coerenza per tutto il resto della sua vita. La vita di un uomo che aveva scelto di essere un comunista e un combattente nel 1938 perché voleva la pace e la giustizia sociale, perché voleva essere libero e vivere nella democrazia.

Michela Ponzani, 3 aprile 2012

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