Alexi Zentner / Il ghiaccio fra le mani

Una storia che ha il passo lungo del mito e l’incanto del fantastico, e mette in contatto il lettore con territori profondi dove vivono entità più antiche della Storia, dove giacciono verità universali. Dove nascono i sogni.

Lettura per il fine settimana consigliato da il Punto Einaudi di Sondrio

Pearl ci accompagnò al fiume, aiutando mia madre a scendere i gradini incrostati di neve lungo il pendio che fiancheggiava lo scivolo e reggendole il braccio mentre camminavamo sul ghiaccio verso il piccolo cerchio di uomini. La lastra gelata era lucida e trasparente, levigata da un mese di vento.
Le mani non si toccavano. Persino attraverso lo strato d’acqua gelata da cui erano coperte, vedemmo con chiarezza che le separava uno spazio appena piú largo dello spessore d’una lama di scure. Le dita deformi della mano malridotta di mio padre e quelle di liscio alabastro dell’altra si protendevano verso la manina di Marie. Il ghiaccio, sottile come vetro sulle loro mani, si ispessiva quando cercavamo di spingere lo sguardo piú in basso, per scorgere il resto dei corpi e le facce. I contorni diventavano confusi, solo ombre e sagome scure.
Si parlò di asce, di spaccare il ghiaccio, ma mia madre non ne volle sapere, come se le avessero proposto di tirar fuori dalla tomba papà e Marie, e poi gli uomini se ne andarono, scivolando sui pattini lontano da noi. Pearl mi sfiorò la schiena e si incamminò in direzione dell’argine, lasciando me e mia madre con i fantasmi della nostra famiglia.
Mentre il sole calava dietro la cima della montagna, voltammo le spalle al fiume e ci inerpicammo su per i gradini, aggrappandoci alla sponda dello scivolo per mantenere l’equilibrio.

Alexi Zentner, Il ghiaccio fra le mani

***

Un esordio mozzafiato… Una scrittura che incanta.
— People Magazine

Zentner ha creato uno dei personaggi più originali e interessanti degli ultimi anni, una figura degna di Gabriel García Márquez. Il ghiaccio tra le mani è un esordio incantevole, come una tempesta di neve osservata da un interno caldo, davanti al fuoco acceso.
— The Washington Post

Zentner ha riempito il suo romanzo di immagini folgoranti, indimenticabili…
The Times of London

Certi scrittori impiegano un’intera carriera a scrivere un romanzo come questo. Zentner ce l’ha fatta al primo colpo.
— National Post

Un esordio cupo ed elegiaco. L’asprezza dei territori selvaggi è perfettamente resa, cosí come la stravagante infanzia di Stephen, e nonostante le tragedie che percorrono la narrazione, la prosa elegante di Zentner riesce a tenere un tono leggero e vivace.
— Publishers Weekly

Un libro di cui si parlerà a lungo.
— Quill & Quire

Appassionante, commovente, l’esordio di Zentner è bello come le immagini che descrive, magico come le misteriose creature che popolano le sue foreste.
— Scotland Glasgow Herald

Un esordio stupefacente e provocatorio. Zentner scava nei nostri cuori mescolando umorismo e tragedia, mito e realtà, e ci rende dipendenti dal mondo che racconta, un mondo che ci eleva quanto più è brutale.
— Téa Obreht, autrice de L’amante della tigre

***

Stephen ha lasciato Sawgamet – remota cittadina di cercatori d’oro e tagliaboschi nel cuore della foresta canadese – a sedici anni, per studiare al seminario di Edmonton. Ormai quarantenne, dopo aver servito come cappellano durante la Prima Guerra Mondiale ed essersi sposato, Stephen torna nella casa della sua infanzia per il funerale della madre e per rispondere alla richiesta d’aiuto del patrigno, padre Earl, che intende affidargli la parrocchia di Sawgamet.
Sarà un ritorno malinconico, che farà riaffiorare le mille storie di una famiglia che da tre generazioni lotta contro la sfortuna e contro l’accanimento delle forze della natura, cercando di espiare le colpe del patriarca.
E sarà proprio Jeannot, nonno di Stephen e fondatore di Sawgamet, a ricomparire dopo trent’anni di vagabondaggi nel buio della foresta gelata, osservato dalle creature che proteggono la volontà dei boschi.
Jeannot vuole riportare in vita la moglie morta, Stephen cerca il fantasma della sorellina annegata insieme al padre, i corpi sepolti per sempre sotto una lastra di ghiaccio, le mani protese ma destinate a non incontrarsi mai. Sono le ennesime vittime di una maledizione cominciata con la corsa all’oro e destinata, forse, a durare ancora un altro inverno.

Primo romanzo di Alexi Zentner – premiato con l’O’Henry Prize 2008 e già venduto in Canada, Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia, Olanda, Israele e Corea -, Il ghiaccio fra le mani è una incredibile saga familiare e una ghost-story che toglie il fiato.
Zentner riesce nell’impresa di far esistere sotto i nostri occhi, con la stessa stupefacente precisione, la vita domestica dei protagonisti, fatta di gesti minimi, situazioni concrete, ambienti vividi e pieni di calore, e il mondo misterioso delle foreste innevate in mezzo a cui si muovono spettri e spiriti della natura, animali e creature fantastiche, come il leggendario caribù dorato: un impasto perfetto che l’autore ha chiamato «realismo mitico», e il risultato è una fiaba arcaica e modernissima insieme.

Ad ogni pagina, Il ghiaccio fra le mani ci ricorda quanto l’essere umano sia indissolubilmente legato alle forze più misteriose della natura, e quanto, nel raccontare la nostra storia – la memoria che ne abbiamo – ci sia indispensabile ricorrere alla magia, al sogno, al mito.

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