Max Frisch / L’uomo nell’Olocene

«Probabilmente saranno i pesci a sopravviverci, e gli uccelli»

Un’alluvione in una valle sperduta, una frana, un uomo solo fra problemi di minima e massima sopravvivenza. Scritto nel 1979 e ambientato fra le montagne del Canton Ticino (dove l’autore viveva gran parte dell’anno), L’uomo nell’Olocene è un romanzo incentrato sul vecchio signor Geiser che sta perdendo la memoria. Le notizie del maltempo, il paese isolato, senza elettricità, le difficoltà nel reperire cibo, tutto questo è alternato nel romanzo all’insieme delle conoscenze che Geiser cerca di fermare dalla dissoluzione: dalla formula della sezione aurea alla periodizzazione delle ere geologiche. In un’atmosfera da fine del mondo, Geiser, con molta pacatezza, mette insieme quantità di materiali, segni, tracce disparate: l’enciclopedia di un mondo in pezzi, le ossessioni di un uomo che pure sta andando in pezzi.

***

«Rispetto alle precedenti prove per le quali lo scrittore svizzero era già molto noto – da Stiller a Homo faber – tanto il registro sembra abbassarsi tanto sembra mantenere una forza che tiene dentro il mondo, insieme a una grazia e a un’eleganza incisive e inedite. Una sorta di paradosso rafforzato da un fatto materiale, contenutistico: è un’immersione nella vecchiaia a palesare il massimo della resistenza e dello spirito vitale. Testimonianza luminosa di questa resistenza e vera e propria invenzione narrativa sono i materiali esposti come graffiti in bella vista per un difetto di memoria del protagonista. Materiali che caratterizzano questo libro in modo fisico, visivo. Di che cosa trattano tali appunti, annotazioni, ritagli, sistemati qua e là? Di questioni cruciali sulle quali si esercita il vecchio vedovo in pensione, ex direttore di una ditta di Basilea: l’origine dell’uomo, la deriva dei continenti, le ere della Terra, l’estinzione dei dinosauri, la velocità del lampo, la formazione dei ghiacciai, il carattere dei tuoni, la debolezza mnemonica…»

(Dalla prefazione di Sergio Nelli)

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