Paolo Nori / Pensieri da Einaudi

Francesca Parisini

Metto la mia vita in piazza e il mio diario in biblioteca

Uno pensa a uno scrittore e immagina una scrivania, magari in una stanza piena di libri, e l’ autore chino sulle carte a redigere quello che sarà il suo prossimo libro, di carta, rilegato, sudato nella composizione.

Poi interviene la modernità e anche gli scrittori più reticenti si fanno coinvolgere dai tempi. «All’ inizio avevo paura di internet», ammette Paolo Nori, parmense trapiantato a Bologna dal 1999. «Poi mi sono lasciato convincere». Così, oggi ha un blog che porta semplicemente il suo nome e dove quotidianamente appunta note personali («Tutte quelle canzoni che uno impara da ragazzo cosa le impara a fare? Per cantarle da grande a sua figlia per farla addormentare») o citazioni dai classici russi, che lui frequenta anche come traduttore (presto in uscita per Feltrinelli una sua versione di Oblomov ).

Così il web per lui è diventato una piazza, virtuale, alternativa ad altre come quella di Sala Borsa, per esempio, che da domani Nori userà per una sorta di prova generale per un libro in uscita a maggio: “Pensieri”, edito da Einaudi. «La casa editrice – spiega meglio- ha chiesto a me ed altri tre autori, ovvero Andrea Bajani, Michela Murgia e Giorgio Vasta, di tenere un diario nel 2011. A me sono stati affidati tre mesi: marzo, luglio e novembre. Questo diario, che tratta di grandi avvenimenti mondiali, come lo tsunami in Giappone, e della mia vita quotidiana, sarà presto in libreria. Ne anticipo una lettura in Sala Borsa, per vedere l’ effetto che fae perché è un posto che amo molto e che penso che andrebbe sfruttato di più per le pubbliche letture». L’ appuntamento allora con la tessera n. 54 della biblioteca di Bologna («L’ ho fatta il primo giorno – racconta lo scrittore – e da allora sono un assiduo frequentatore, per me e per mia figlia») è domani alle 18.15, poi sabato e giovedì prossimo allo stesso orario. Tra carte e piazze virtuali o reali, Nori è uno degli scrittori emiliani più apprezzati delle ultime generazioni. «L’ etichetta di “scrittore emiliano”, è vero, mi corrisponde», ammette. «Del resto, i primi autori che mi sono piaciuti erano quelli che ruotavano attorno a una rivista che si faceva a Modena e che si chiamava Il semplice. Gente come Gianni Celati, certo, ma anche Cavazzoni, Benati, Cornia. Non solo ne condividevo le idee, ma mi piacevano anche le loro soluzioni di scrittura; forse, se non li avessi incontrati, ora scriverei diversamente». A febbraio, il 9, Paolo Nori sarà di nuovo in Sala Borsa come “scrittore bibliotecario”, ovvero alle prese con una trentina di titoli da scambiare, condividere, discutere coi lettori. Poco prima, il 7 febbraio, alla libreria Ambasciatori presenterà la riedizione di un suo libro del 2002, “Si chiama Francesca, questo romanzo”, in uscita in questi giorni per Marcos y Marcos.

(da La Repubblica)

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