Laura Pariani incontra i lettori a Morbegno lunedì 23 gennaio

LAURA PARIANI presenta il suo ultimo libro La valle delle donne lupo

lunedì 23 gennaio, ore 20.45                                                                                                         Morbegno / sala del Museo di storia naturale

Ermanno Paccagnini                                                                                                                                Le donne «balenghe» che fanno paura. Il nuovo romanzo di Laura Pariani

Una costante e un ritorno, nel nuovo romanzo di Laura Pariani, La valle delle donne lupo (Einaudi, pp. 250, € 19,50). Insieme ad alcune nuove soluzioni stilistiche. La costante, innanzitutto: rappresentata, dopo le parentesi di Dio non ama i bambini (2007) e Milano è una selva oscura (2009), dalla ritrovata centralità dell’universo femminile. Quanto al ritorno, si presenta nei modi della testimonialità propria d’una voce femminile, quanto a tipologia narrativa, come in Quando Dio ballava il tango (2002); e del riaffacciarsi d’un universo ricco di ancestralità, come nella Signora dei porci (1999), ma trasferita dal XVI secolo al nostro.

La vicenda che vede protagonista come personaggio e narratrice Fenìsia C. si sviluppa tra il 1928 e il 2007 nelle valli dell’alto Piemonte. Una storia a un tempo personale e d’un piccolo universo in cui grandi e piccini coltivano segreti e misteri, emblematizzato dall’autrice nel Paese Piccolo di montagna dove la vecchia Fenìsia vive tutta sola, custode del cimitero da sempre accudito dalla sua famiglia, col suo richiamo all’inevitabile verità della morte, salvo che intervenga la memoria. Una memoria che racconta la graduale morte d’una cultura, andata scemando con la perdita di sentimento da parte della gente; per la povertà da un lato, e le illusioni della modernità dall’altro. Un mondo storicamente chiuso, accidentalmente sfiorato nella sua quotidianità dalla Grande Storia solo per sottrarre beni e vite. Un mondo in cui è «sfortuna nascere femmine» e il dolore è l’unica verità; in cui il diverso, il «balengo», ossia colui che difende una propria identità passa da «pecora smarrita» alla assunzione di forme lupesche quando per la comunità rappresenta il pericolo. E La valle delle donne lupo è appunto una storia di balenghe, narrata dalla balenga Fenìsia, partendo proprio da quel «prato delle balenghe» in cui venivano interrate queste «diverse», spesso nel passato con la nomea di strie, indegne di sepoltura in un cimitero.

Una Fenìsia che lascia quel Paese Piccolo solo per una stagione da mondina e quattro anni da internata in collegio per aver difeso la cuginetta Grisa dalla violenza del padre Biâs, per questo a sua volta spedita in manicomio; che ha alle spalle una fregatura matrimoniale; che ha appreso dalla nonna Malvina i segreti delle erbe, e per questo ricercata come «sanatrice». Una Fenìsia che è la memoria che fa rivivere le cose, ripopolando quell’universo di personaggi, alcuni davvero singolari (Malvina; la Grisa dalla «sprudentissima passione per tutto ciò che è meccanico» tornata a casa per la legge Basaglia; lo zio Martino custode del cimitero; il Biâs; alcune delle tante piccole figure), quando in tre pomeriggi del 2006 si concede al registratore di Laura, la «sciura» lombarda che raccoglie «le tradizioni, le leggende della montagna, le storie di una volta» e ha individuato in lei «la memoria di questi posti».

E si situa proprio su questo versante la novità stilistica della Pariani: perché il racconto si sviluppa in diffuse risposte ad essenziali domande passando dal registratore alla pagina attraverso un procedimento trascrittivo che opera una sorta di andirivieni tra prospettiva interna al personaggio e mediazione esterna più o meno poggiante su Fenìsia. Il racconto di Fenìsia è dato cioè ora come oggettivato, ora riprodotto nella forma d’un indiretto libero, conservando in entrambi una dizione che spesso si alimenta d’un «purpurrì di dialetto e italiano» (una parlata prossima al basso Ticino e all’alto milanese, proprio dell’autrice, e da lei al solito ben gestita). Un racconto di dolori e sopraffazioni, che si amplia nelle storie che Fenìsia racconta, aventi quale matrice le ricerche della stessa Pariani e l’archivio delle testimonianze orali di Cesare Bermani. Un accumulo di proverbi, storie e leggende in cui avverti il senso d’un tale attaccamento da non potertene privare. Storie che potrebbero vivere da sé (come quella di Anna, pagine 194-200), ma che così danno un’impressione da «antologia». Un di fuori che smussa la preminente forza della voce di Fenìsia. E del suo sguardo che sa leggere «le verità che si nascondono sotto la pelle degli altri».

(da Corriere della Sera 21 ottobre 2011)

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Articoli. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...