Filippo La Porta / Il Sessantotto da Basaglia a Berlusconi

Valerio Magrelli                                                                                                                                         IL SESSANTOTTO REALIZZATO DA MEDIASET. Un dialogo agli Inferi

Con Il Sessantotto realizzato da Mediaset (Einaudi) Valerio Magrelli ha scritto le sue “considerazioni di un impolitico”. Ricordate quel libro vibrante, politicamente scorrettissimo di Thomas Mann, poi abiurato, che letto a vent’anni fece tremare la mia fede nella democrazia? Bene, Magrelli, che continua a darci opere in prosa, ha scritto un dialogo tra un redivivo Machiavelli e un personaggio chiamato Il Tenerissimo su temi civili di estrema attualità.

Ho richiamato quel libro manniano non perché Magrelli indulga a tentazioni anti-democratiche ma perché le pagine più efficaci non sono tanto quelle – pur condivisibilissime – contro l’ingerenza del Vaticano(e l’infiltrazione clericale nel PD) o contro l’esproprio da parte berlusconiana della parola”libertà”, o contro la trasmissione per via familiare delle cariche Rai (come ai tempi di Diocleziano), ma quelle in cui si esprime la natura più idiosincratica ( e certi umori “sconvenienti”) dell’autore. E dunque l’insofferenza verso un permissivismo, che ha origine nella cultura gesuitica(alla ricerca di un target sempre più ampio), e che si commuove sui serial killer o sugli infanticidi e che vorrebbe abolire la pena stessa, mentre “il rispetto per gli offesi passa per la giusta sanzione dei colpevoli”(e, anche qui, “la nostra cultura cattolica ha un debole per il cattivo, o meglio per la sua redenzione”). O l’indignazione per il fatto che Tanzi sconta la sua pena(ridotta peraltro a soli 4 anni) ai domiciliari. In generale Magrelli non sopporta l’iperformalismo giuridico di quanti non riescono più a valutare neanche il male radicale, quando si manifesta nella storia: l’arresto di Eichmann in Argentina era formalmente inammissibile ma che soddisfazione vederlo “trascinato davanti a un tribunale e democraticamente condannato”. Né si può confondere il giustizialismo con “un legittimo desiderio di giustizia” . O la critica a Basaglia e alla senatrice Merlin perché, muovendo da esigenze sacrosante, si sono fermati a metà, e così i cosiddetti “matti”, una volta usciti dai manicomi, sono stati abbandonati a se stessi. O ancora la protesta contro i funerali di stato a Mike, negati a Sanguineti e a tante figure di eroi civili, o contro l’introduzione di Capossela(!) alle Rime di Michelangelo.

Un pamphlet neoilluministico pieno di cose intelligenti, in cui citando Kant e Nietzsche, oltre che rievocando episodi della vita quotidiana, l’autore svolge una serrata critica del costume e della mentalità, dell’ethos dominante e dell’ideologia. Una sola piccola osservazione critica e il suggerimento per un nuovo dialogo. La prima riguarda un nome sbagliato, ed è quello di Donatella Colasanti, sopravvissuta all’omicidio del Circeo(qui chiamata”Daniela”: un refuso perdonabile in un quotidiano, assai meno in un libro). E poi: forse è vero, l’informalità anarcoide e l’immaginazione al potere del ’68 hanno generato Berlusconi, così come – aggiungo – il ’77 fluido, desiderante, flessibile, etc. spiega coerentemente Bill Gates. Ma il punto è che a quella cultura dell’opposizione è mancato il senso del limite e della misura(vista come “medietà”!): ogni cosa giusta superato un limite diviene sbagliata. La rivoluzione(in sé cosa buona), oltre un certo confine diventa cosa cattiva(dispotismo). Auspico un urgente dialoghetto con Camus.

(da Left 23 dicembre 2011)

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