TANTI AUGURI e un ricordo

 

Buon 2012 e buone letture

(George Whitman e figlia)

Viviana Lisanti / GEORGE WHITMAN E LA SUA PICCOLA UTOPIA SOCIALISTA

È morto a 98 anni George Whitman, il fondatore della Shakespeare and Company, la libreria che da più di mezzo secolo è protagonista della scena letteraria della Rive Gauche parigina, un rifugio per scrittori e amanti dei libri provenienti da tutto il mondo.

Whitman è stato un personaggio eccentrico e carismatico, un bohemien con la passione per le lettere che ha viaggiato in lungo e in largo prima di fermarsi a Parigi: si narra ad esempio di quando fu curato dai Maya nello Yucatan durante una marcia di 5000 km attraverso l’America Latina, o di quando visse per alcuni anni in Groenlandia con la sua bellissima moglie eschimese…

Nacque nel 1913 in New Jersey, crebbe in Massachusetts e iniziò a viaggiare giovanissimo per seguire il padre, professore di fisica, in Cina. Si laureò nel 1935 in giornalismo alla Boston University e prestò servizio nell’esercito in Europa durante la Seconda Guerra Mondiale.

Nel 1948 si stabilì a Parigi e tre anni dopo fondò la libreria Le Mistral, dal nome della sua prima ragazza, che poi rinominò Shakespeare and Company come la leggendaria libreria di Sylvia Beach, un’altra espatriata americana che negli anni ’20 a Parigi aveva riunito attorno a sé gente del calibro di Erneste Hemingway, F.Scott Fitzgerald, nonché prima editrice dell’Ulisse di J.Joyce. Da lei comprò l’intera collezione di libri, perlopiù letteratura anglo-americana e inglese.

A sua volta George attirò a sé l’eccellenza della scena letteraria dell’epoca: Burroughs, Ginsberg, Ferlinghetti che fondò poi la City Lights a San Francisco con la quale la Shakespeare & Co. è gemellata, Miller e Beckett.

“Be not inhospitable to strangers / Lest they be angels in disguise”, i versi di Yates riassumono bene la filosofia che fin dalla nascita ha permeato ogni angolo di questo intricato labirinto di scaffali e scale a chiocciola, che nelle intenzioni del suo fondatore doveva essere innanzitutto un laboratorio, una fucina, la concretizzazione di una «piccola utopia socialista». Aspiranti scrittori squattrinati e artisti vagabondi erano da sempre i benvenuti. George, che li chiamava Tumbleweeds, li ospitava sui materassi del piano superiore e offriva loro un riparo e gustosi branch a base di pancake cucinati da lui in persona, chiedendo in cambio di compilare una breve biografia e di aiutarlo in libreria.

Generoso, magnetico ma anche po’ dispotico e bizzarro (a volte lanciava i libri sui passanti e aveva l’abitudine di accorciarsi i capelli bruciandoli con una candela) era diventato una vera e propria istituzione a Parigi e nel mondo. La sua libreria è comparsa in molti film, per ultimo Midnight in Paris di Woody Allen.

Verrà sepolto al Pere Lachaise, in compagnia dei suoi tanti miti letterari, e sarà la figlia Sylvia, alla quale già da qualche anno aveva passato il testimone, a tenere in vita, si spera a lungo, il suo sogno.

«I may disappear leaving behind me no worldly possessions – just a few old socks and love letters, and my windows overlooking Notre-Dame for all of you to enjoy, and my little rag and bone shop of the heart (…)

I may disappear leaving no forwarding address, but for all you know I may still be walking among you on my vagabond journey around the world.»

(da http://www.finzionimagazine.it)

 

 

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