Vera Schiavazzi / La sfuriata di Bet è la rabbia di un’indignata

Avolte per farti sentire devi legarti a un termosifone, ma ancora non ce l’hai fatta fino a quando non finisci su YouTube, e addirittura su repubblica. it come “ragazzasimbolo” di una generazione. Christian Frascella lo ha raccontato nel suo “La sfuriata di Bet”, il suo terzo romanzo (per Einaudi), il più “politico” dopo “Mia sorella è una foca monaca” e “Sette piccoli sospetti”. «Mi chiamo Bet – si presenta la protagonista – Elisabetta, ma meglio Bet. Lo preferisco. Non Betta.

Betta mi fa schifo. Betta è da cretina. Io voglio un sacco di cose, però mai risultare cretina». E il suo nome non è l’unica cosa per la quale Bet prova schifo… Frascella, come il suo primo romanzo, anche questo è ambientato alla periferia di Torino. E ha per protagonista una ragazza che va male a scuola e si fa bocciare, proprio come lei. Chi è Bet in realtà? «La più arrabbiata di tutte. Ho iniziatoa scrivere questo libro nell’estate del 2010, e in autunno l’Italia è esplosa: operai sulle gru, studenti nelle piazze, il Parlamento perennemente impegnato nel voto di fiducia… Mi sono detto che bisognava raccontare tutta questa rabbia attraverso chi aveva più ragione di provarla. E cioè una ragazza che non può ancora votare né decidere, ma che si indigna per quel che vede e sente intorno a sé e si sente offesa dalla volgarità generale».

Il linguaggio degli adolescenti occupa molta parte del libro. Ormai anche lei non è più un ragazzino, ha 38 anni: dove lo ha imparato? «Nelle scuole. Come studente non ero un granché, ma negli ultimi anni ho recuperato e ci vado moltissimo. Ascolto, prendo appunti, poi riciclo…».

Bet è infelice? «Sì, perché padre e madre si sono separati dopo un lutto del quale si sente responsabile. A mano a mano la sua rabbia passa dal privato al politico e le viene voglia di dirne quattro all’Italia, all’azienda che sta licenziando la madre, al padre che se n’è andato a Roma e ha un altro amore e non tornerà più indietro, all’uomo dal quale la sua amica Viola aspetta un figlio e neppure lo sa.È una che non si fai fatti suoi, vuole cambiare il mondo e intervenire nelle vite degli altri. I risultati sono disastrosi». Ma va a finire bene, no? «In un certo senso… Un giorno Bet irrompe nell’ufficio del preside, si lega al termosifone e da lì lancia il suo grido. Il compagno di scuola Andrea, l’amico belloccio e politicamente impegnato del quale sotto sotto è un po’ innamorata, la filma col telefonino e la spedisce in diretta online. E lei diventa famosa, tutti scrivono di lei, sui social network nascono addirittura dei fan club, la invitano in televisione… Naturalmente, dato che ha un carattere difficile, non è detto che lei accetti».

Ci dobbiamo immaginare una ragazza cattiva con gli anfibi e il piercing? «No! La mia Bet è dolce, graziosa… È un tipo un po’ speciale ma proprio per questo finisce col piacere ai ragazzi, incuriosisce, fa tenerezza. Insomma, Bet sono io, vi pare che potrei andare in giro con un chiodo nel naso?».

(da La Repubblica)

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