Murakami Haruki 1Q84

Aomame è spietata e fragile. È un killer che in minigonna e tacchi a spillo, con una tecnica micidiale e impalpabile, vendica tutte le donne che subiscono una violenza. Tengo è un ghost writer che deve riscrivere un libro inquietante e pericoloso come una profezia.
Entrambi si giocano la vita in una storia che sembra destinata a farli incontrare. Ma quando Aomame, sollevando gli occhi al cielo, vede sorgere una seconda luna, capisce che non potranno condividere neppure la stessa realtà.
Mai come in 1Q84 Murakami ha esplorato le nostre ossessioni per dare vita a un mondo così personale, onirico e malinconico.
Accolto in Giappone come il suo capolavoro, 1Q84 è un romanzo che contiene universi.

UN ESTRATTO

Nel taxi la radio trasmetteva un programma di musica classica  in FM. Il brano era la Sinfonietta di Janáček. Non esattamente la  musica piú adatta da sentire in un taxi bloccato nel traffico. E del  resto nemmeno l’autista sembrava ascoltarla con troppa attenzio- ne. L’uomo, di mezza età, era impegnato a guardare in silenzio la  fila  interminabile  di  auto  che  aveva  davanti,  come  un  pescatore  provetto che, ritto a prua, scruta un minaccioso gorgo di correnti.  Aomame, sprofondata nel sedile posteriore, gli occhi leggermente  socchiusi, ascoltava la musica.
Quante  persone  ci  saranno  al  mondo  che,  sentendo  l’attacco  della Sinfonietta di Janáček, possono dire con sicurezza che si tratta  proprio della Sinfonietta di Janáček? La risposta potrebbe variare  tra «pochissimi» e «quasi nessuno». Eppure, per qualche ragione,  Aomame era in grado di riconoscerla.
Janáček aveva composto quella piccola sinfonia nel 1926. Il te- ma iniziale era stato scritto come fanfara per una grande manife- stazione sportiva. Aomame provò a immaginarsi la Cecoslovacchia  nel 1926. I suoi abitanti, dopo la fine della Prima guerra mondiale  e la liberazione dal lungo dominio asburgico, si godevano la pace  temporanea  che  aveva  visitato  l’Europa  centrale,  bevendo  birra  Pilsner nei caffè, e producendo mitragliatrici belle e potenti. Due  anni prima si era spento, ignorato dal mondo, Franz Kafka. Presto,  non si sa bene da dove, sarebbe comparso Hitler, e in un attimo  avrebbe divorato quel paese bello e accogliente, ma allora nessuno  sapeva che sarebbe accaduta una cosa tanto terribile. Forse la frase  piú importante che la storia insegni agli uomini è «A quel tempo  nessuno sapeva ciò che sarebbe accaduto». Ascoltando la musica,  Aomame immaginava il vento che attraversava dolcemente le pia- nure della Boemia, e pensava agli eventi della storia.

 

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